“Stando a quanto sta emergendo dalle indagini, più che ad un cosiddetto angelo della morte, stiamo più vicini a un profilo di sadismo predatorio, con un chiaro tratto di deumanizzazione”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Giuseppe Lodeserto, sociologo, criminologo e criminalista. Ha lavorato per oltre 40 anni nella polizia di stato, operando presso la sezione polizia giudiziaria.
Il caso in esame è quello di Luca Spada, 27 anni di Meldola, ormai ex autista soccorritore della Croce Rossa. La Procura della Repubblica di Forlì ha chiesto e ottenuto dal gip il suo arresto con l’accusa di omicidio volontario per la morte dell’85enne Deanna Mambelli, avvenuta il 25 novembre 2025 durante un trasporto sanitario. Gli investigatori ipotizzano che l’indagato possa aver provocato la morte delle vittime introducendo aria nelle vene, approfittando delle condizioni di fragilità degli anziani assistiti. 
“Spada non si limita a sfruttare la posizione di potere, ma mostra un piacere esplicito nel far morire gli anziani, deridendoli come ‘poveri vecchietti’ e dichiarando che ‘m’è piaciuto molto’ e che ‘lo rifarò al più presto’. – ha continuato Lodeserto – Nel sadismo predatorio il movente non è solo evadere la responsabilità o apparire un eroe, ma godere attivamente della sofferenza inflitta e del controllo sulla vita e sulla morte.
In Spada emerge la volontà di accorciare la vita di persone già vulnerabili, alterando in modo deliberato il loro stato clinico in ambulanza, e poi commentare con compiacimento le prestazioni. Nella Psicopatia sociale e quindi deumanizzazione entra in gioco il passaggio della vittima a oggetto, tipica di chi vede gli altri come “poveri vecchietti” che soffrono troppo e che “vanno dal buon Dio”, salvo godere del ruolo di giustiziere.
Deumanizzava le vittime perché non è più pazienti, ma corpi passivi da usare come strumento di gratificazione personale. Spada non rientra nel classico ‘angelo della morte’ motivato dal controllo o dal bisogno di riconoscimento; la derisione e il godimento esplicito orientano il profilo verso un sadismo predatorio con deumanizzazione della vittima, che può coesistere con tratti di psicopatia sociale ma non si esaurisce in essa”.
Il criminologo Lodeserto: “Un modo grottesco di ritualizzare il passaggio dal soccorso alla morte”
Al momento la misura cautelare riguarda un solo episodio, mentre sugli altri cinque casi sono in corso approfondimenti, anche alla luce della difficoltà di acquisire riscontri probatori su una modalità ritenuta particolarmente insidiosa. L’ipotesi della premeditazione, inizialmente contestata dalla Procura, non è stata riconosciuta dal gip, che ha ritenuto non univoco un messaggio inviato giorni prima dei fatti a un collega.
“La figura della compagna che scherza dell’invio di ‘biglietti da visita’ alle pompe funebri inserisce nel caso di Spada un elemento di ‘folie à deux’. – ha continuato l’esperto – una dinamica in cui la complicità affettiva consente di normalizzare, ridere e ritualizzare una condotta omicidiaria, rendendo la violenza più sostenibile e più ripetibile. I biglietti da visita alle pompe funebri sono un modo grottesco, di ritualizzare il passaggio dal soccorso alla morte.
Da un punto di vista psicologico, la compagna riduce la solitudine morale di Spada, la condivisione attenuandone il senso di colpa, di trasgressione e di isolamento. Sul piano sociale e investigativo, questo scambio mostra come la deumanizzazione della vittima possa estendersi anche a chi non compie materialmente l’atto. La compagna non è solo spettatrice passiva, la sua partecipazione verbale e emotiva aiuta a costruire una bolla di follia condivisa, dove omicidio, scherzo e rapporto con le pompe funebri finiscono per confondersi”. 
Bisogna ricordare che le indagini hanno preso impulso da segnalazioni su un’anomala concentrazione di morti nei trasporti secondari affidati al 27enne. Circostanza che aveva portato anche all’installazione di telecamere a bordo delle ambulanze. Proprio nel caso Mambelli, tuttavia, i sistemi di ripresa non hanno funzionato e i pedinamenti non hanno consentito di chiarire quanto avvenuto durante il trasporto. Gli inquirenti escludono al momento il coinvolgimento di altre persone, mentre resta ancora da definire il movente.
Luca Spada è molto conosciuto in paese, risulterebbe gestore di alcune piadinerie e candidato senza alcun esito con una lista civica legata al centrodestra alle comunali di Meldola nel 2024. Prima dell’arresto la sua avvocata, Gloria Parigi, aveva fatto sapere che Spada era “sconcertato da quanto sta emergendo”.
“Un profilo pubblico di uomo attivo, utile, vicino alla comunità”
“La sua iperattività sociale funziona come una maschera di normalità che come un semplice tentativo di ‘compensazione’ narcisistica, anche se i due meccanismi coesistono. – ci ha spiegato il criminologo Lodeserto – Spada costruisce un profilo pubblico di uomo attivo, utile, vicino alla comunità creando una forte credibilità e rendendo più difficile sospettare che una stessa persona, in ruoli di cura e aiuto, possa contemporaneamente agire come carnefice, proprio perché la sua immagine è radicata in gesti di visibile.
Ovviamente la molteplicità di ruoli può anche funzionare come compensazione narcisistica amplificando il bisogno di riconoscimento e controllo, già evidente nella sua dichiarazione ‘fiero di ciò che sono’. La stessa ambivalenza suggerisce un narcisismo disturbato: il desiderio di essere visto e utile alla comunità. La maschera di normalità protegge l’azione criminale, e gli osservatori sono più inclini a interpretare le morti in ambulanza come peggioramenti clinici, non come omicidi. Il classico esempio di criminale di copertura, che attraverso un dispositivo sociale di occultamento, tiene separate la sfera pubblica positiva e quella clandestina omicidiaria”. 
Al lavoro sull’aspetto psicologico ci sono i carabinieri del Racis, che stanno mettendo in fila elementi per provare a capire chi sia realmente il giovane e che vita (o che vite) stesse vivendo. Il procuratore Enrico Cieri ha detto che l’indagine non è conclusa e proseguiranno gli accertamenti, anche patrimoniali. Indagini complicate, perché dell’embolia non rimangono tracce se non viene eseguita un’autopsia nell’immediatezza.
Anche per questo, Cieri ha spiegato che non saranno fatte riesumazioni, sarebbe inutile. Spada intanto, che fino a pochi giorni fa ha proclamato la sua innocenza in varie interviste, domani, mercoledì 15 aprile 2026, si troverà di fronte alla gip per l’interrogatorio di garanzia. Si è affidato ad un nuovo difensore, l’avvocato Marco Martines, e valuterà se rispondere o meno, in questa fase.
“L’aria in vena uccide provocando un’embolia gassosa”
“L’uso dell’aria insufflata in vena come metodo di omicidio indica un alto livello di premeditazione e suggerisce che l’indagato ha una competenza minima di tecnica sanitaria. – ha concluso Lodeserto – L’aria in vena uccide provocando un’embolia gassosa, che blocca il flusso sanguigno e può simulare un improvviso arresto cardiocircolatorio. Usare questa tecnica come firma significa scegliere consapevolmente un metodo. Tutto ciò è incompatibile con un atto impulsivo casuale, siamo davanti a una condotta pianificata, ricorrente e ripetibile.
Questa scelta denota un forte distacco professionale moralizzato. L’operatore non è solo freddo, ma anche psicologicamente disaccoppiato da ciò che la sua azione significa per la vittima. La firma indica una dimensione ritualistica e di controllo; l’indagato sa cosa fa, sa che il rischio di un’osservazione esterna è ridotto perché la morte può essere interpretata come deterioramento clinico, e sa di poter ripetere la stessa modalità su più vittime. La scelta del metodo rivela un’autorappresentazione di sé come tecnico capace di usare la propria conoscenza sanitaria non per salvare, ma per uccidere”.





