L’Esercito israeliano (Idf) ha arrestato al valico di Kerem Shalom Mahmoud al Najjar, ingegnere originario di Jabaliya, nel nord di Gaza.
Le autorità dello Stato ebraico lo hanno definito “un miliziano della Brigata Nord di Hamas che ha preso parte al massacro del 7 ottobre 2023”. Al Najjar era diretto all’Università di Roma Tor Vergata, essendo riuscito ad essere ammesso ad un percorso di studio insieme ad altri diciassette giovani. 
Mahmoud, che ha pubblicato tre articoli di ricerca accademica, dopo l’arresto è stato portato in un luogo sconosciuto e la sua famiglia non ha ricevuto alcuna informazione. Il presunto studente sarebbe l’unico sopravvissuto della sua famiglia, uccisa in un raid israeliano. A tradirlo al Valico di Kerem Shalom potrebbe essere stata la tecnologia israeliana che consente anche il riconoscimento facciale.
Pur essendo sfuggito per quasi tre anni alle ricerche dell’Idf, potrebbe essere stato tradito proprio dai tanti video che Hamas postò online dai kibbutz del sud di Israele durante il massacro. Ora le facce di quei 7mila che assaltarono Israele sono nella lista dell’Unità speciale che dà la caccia ai miliziani del 7 ottobre. Intanto è già arrivato a Roma il gruppo di studenti tra cui si sarebbe infiltrato Mahmoud.
Mahmoud Talal al Najjar aveva ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie
L’Università ha attivato, infatti, un’iniziativa a sostegno degli studenti palestinesi. Dallo scorso autunno sono già arrivati in Italia da Gaza 229 universitari. Mahmoud Talal al Najjar aveva ottenuto le autorizzazioni necessarie sia dal lato israeliano sia da quello giordano, dopo il via libera del Coordinatore delle attività governative israeliane nei Territori (Cogat) e degli altri Enti previsti dalla normativa israeliana, oltre alle autorizzazioni da parte giordana.
La tenente colonnello Ariella Mazor, portavoce delle Idf, ha detto che Al Najjar “non era uno studente fermato perché stava andando a studiare all’estero”, bensì “un operativo terrorista di Hamas” che ha partecipato “al massacro guidato da Hamas“, nel quale sono state uccise circa 1200 persone e oltre 250 uomini, donne e bambini furono presi in ostaggio. 
Il fermo di Najjar era stato denunciato dal Centro palestinese per i dispersi e gli scomparsi forzati, che aveva chiesto la “rivelazione immediata” della sorte di al Najjar, sostenendo che l’accademico fosse stato condotto in un luogo ignoto. Secondo l’organizzazione, la famiglia non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e non disporrebbe di informazioni sul luogo di detenzione.
Il Centro palestinese sostiene che al Najjar sia un accademico indipendente, dedito alla ricerca scientifica, e che “non appartenga ad alcuna struttura politica o militare“. Al momento non risultano indicazioni indipendenti sul luogo in cui al Najjar sia trattenuto né sui passaggi procedurali successivi al suo arresto.





