Papa Francesco: duro attacco ai “tanti tiranni di oggi e di ieri”

Durante l’Udienza Generale, il Pontefice si è scagliato contro i “tanti tiranni di ieri e di oggi”, e ha lanciato un duro monito sul tema delle migrazioni, “scandalo sociale dell’umanità”.

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Il Papa durante l’Udienza Generale in Aula Paolo VI (Ansa)

Il Papa ha ha ripreso la sua catechesi durante il consueto incontro del mercoledì nell’Aula Paolo VI, e al centro della sua riflessione c’è stata la figura di San Giuseppe in quanto “migrante perseguitato e coraggioso“, in opposizione a quella di Erode, simbolo di una tirannia che ancora oggi, ha affermato il Papa, è ben presente in molti luoghi della terra.

Francesco ha messo agli antipodi le due personalità di Erode, “con la sua ferocia”, e di “Giuseppe con la sua premura e il suo coraggio”. Il primo vuole infatti “difendere il proprio potere con una spietata crudeltà, come attestano anche le esecuzioni di una delle sue mogli, di alcuni dei suoi figli e di centinaia di oppositori”.

L’attacco del Papa ai tanti Erode del nostro tempo

Questo lo rendo “simbolo di tanti tiranni di ieri e di oggi“, o ancora meglio “dell’uomo che diventa lupo per gli altri uomini”. “La storia è piena di personalità che, vivendo in balìa delle loro paure, cercano di vincerle esercitando in maniera dispotica il potere e mettendo in atto disumani propositi di violenza”, è il duro monito del Papa.

Bergoglio ha però aggiunto alla sua riflessione che la tirannia non è un atteggiamento che sorge solo nella “prospettiva di Erode“, ma che in realtà di tratta di “un atteggiamento in cui possiamo cadere tutti, ogni volta che cerchiamo di scacciare le nostre paure con la prepotenza, anche se solo verbale o fatta di piccoli soprusi messi in atto per mortificare chi ci è accanto”.

Al contrario, la testimonianza di Giuseppe insegna a guardare in una direzione totalmente contraria, lui che “prima di tutto è un uomo giusto” e che proprio per questa ragione “si dimostra coraggioso nell’eseguire l’ordine dell’Angelo”. Erode e Giuseppe sono due personaggi opposti, che rispecchiano le due facce dell’umanità di sempre“, ha concluso il Papa, aggiungendo che “considerare il coraggio come virtù esclusiva dell’eroe” è “un luogo comune sbagliato”.

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“In realtà, il vivere quotidiano di ogni persona richiede coraggio per affrontare le difficoltà di ogni giorno. In tutti i tempi e in tutte le culture troviamo uomini e donne coraggiosi, che per essere coerenti con il proprio credo hanno superato ogni genere di difficoltà, sopportando ingiustizie, condanne e persino la morte”, ha chiosato il Papa.

La lezione opposta che ci consegna la figura di San Giuseppe

Per questo la figura di Giuseppe consegna all’umanità una lezione: “la vita ci riserva sempre delle avversità, e davanti ad esse possiamo anche sentirci minacciati, impauriti, ma non è tirando fuori il peggio di noi, come fa Erode, che possiamo superare certi momenti, bensì comportandoci come Giuseppe che reagisce alla paura con il coraggio di affidarsi alla Provvidenza di Dio”

É infatti a partire da questa riflessione che il Papa ha concluso il suo intervento con una preghiera per tutti coloro che sono migranti, perseguitati o vittime di circostanze avverse dal punto di vista politico, sociale o personale. Il suo pensiero è andato quindi a quanti vogliono lasciare la loro patria, ma “cominciano quella strada per essere liberi e invece finiscono sulla strada o nel mare”.

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Il Papa durante l’Udienza Generale in Aula Paolo VI (Ansa)

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“Una realtà quella della migrazione di oggi davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi”, ha concluso Bergoglio, parlando di “scandalo sociale dell’umanità”.