Furto degli Antonello, cosa accadde dopo l’allarme: i quattro custodi trasferiti

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I quattro custodi presenti al museo regionale Accascina di Messina durante il furto delle opere attribuite ad Antonello da Messina saranno trasferiti in altri siti dei Beni culturali. Sono due dipendenti regionali e due lavoratori Asu, attualmente in ferie forzate.

Furto degli Antonello, cosa accadde dopo l’allarme: i quattro custodi trasferiti (Ansa Foto) – notizie.com

Al rientro resteranno fuori dal museo e potranno essere sottoposti a un procedimento disciplinare, con sanzioni che possono arrivare al licenziamento. Il trasferimento ha natura amministrativa e non ha nulla a che vedere con eventuali responsabilità nel colpo.

Il turno e i due minuti del furto

La sera di Ferragosto i quattro addetti coprivano il turno notturno, previsto dalle 19.30 alle 7.30. Poco prima delle 21 almeno due persone con caschi integrali sarebbero entrate da un accesso laterale, mentre altri complici attendevano all’esterno. Le immagini interne mostrerebbero un’azione durata circa due minuti.

I ladri hanno staccato le cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e forzato la teca della tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Durante la fuga hanno abbandonato due pannelli vicino alla recinzione. Sono quindi scomparse tre tavole del Polittico e la tavoletta bifronte.

L’allarme e la chiamata arrivata da fuori

Il sistema di allarme risulta entrato in funzione regolarmente. Secondo una prima ricostruzione, uno dei custodi lo avrebbe disattivato credendo che fosse un falso segnale. Gli addetti poi, non avrebbero avvertito subito le forze dell’ordine. Queste circostanza andranno verificate attraverso i registri elettronici, le immagini delle telecamere e le dichiarazioni raccolte.

La prima telefonata al 112 sarebbe arrivata alle 21.02, da una famiglia che ha visto le due tavole appoggiate sul muretto esterno. Una testimone ha raccontato che, dopo l’arrivo della polizia, risultava difficile contattare il museo e che due custodi sarebbero usciti circa venti minuti più tardi.

Anche tempi e contenuto di questa testimonianza dovranno essere confrontati con tabulati, chiamate e registrazioni.

I punti da chiarire nella catena di sicurezza

L’inchiesta interna dovrà stabilire dove si trovassero i quattro addetti, chi controllasse i monitor e quale procedura fosse prevista dopo l’attivazione dell’allarme. Servirà ricostruire l’ordine delle comunicazioni tra sala di controllo, direzione, vigilanza privata e forze dell’ordine. Un altro passaggio riguarda l’eventuale segnalazione automatica alla centrale esterna e i motivi che avrebbero portato a considerare falso il segnale.

I punti da chiarire nella catena di sicurezza (Ansa Foto) – notizie.com

I registri del sistema possono indicare l’orario preciso del sensore scattato, la zona interessata e il momento della disattivazione. Le telecamere possono mostrare i movimenti nella postazione di controllo, mentre i tabulati telefonici consentono di fissare le prime chiamate. I fogli di servizio chiariranno infine i compiti assegnati a ciascun custode durante il turno. Questi elementi permetteranno di capire se ci sia stato un errore individuale oppure una carenza organizzativa.

L’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato ha annunciato “tolleranza zero verso chi ha sbagliato”, precisando che la Regione agirà dopo avere individuato eventuali inadempienze. Ha poi aperto alla possibilità di introdurre la vigilanza armata nei musei siciliani, scelta ancora da valutare insieme ad altre soluzioni.

Dal trasferimento al procedimento disciplinare

L’avvio formale del procedimento è atteso dopo la relazione della direttrice Marisa Mercurio al dipartimento regionale dei Beni culturali. I quattro lavoratori potranno fornire la propria versione e contestare gli addebiti. Al termine dell’istruttoria amministrativa sarà possibile stabilire l’esistenza di violazioni e la sanzione applicabile.

Intanto vanno avanti le indagini della polizia e dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, coordinati dalla Procura di Messina. Si lavora per analizzare filmati, accessi, tracce lasciate dalla banda.

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Nelle ultime ore il Cnr e l’Università di Palermo hanno fatto sapere che le opere rubate possiedono anche una documentazione diagnostica realizzata nel 2018. Una vera e propria impronta scientifica per riconoscerle subito in caso di ritrovamento.