Meta affronta in California un processo che potrebbe incidere sul futuro di Facebook e Instagram. Davanti al tribunale federale di Oakland, quattro Stati americani accusano la società di Mark Zuckerberg di aver progettato le piattaforme per trattenere bambini e adolescenti online, raccogliere i loro dati e ridimensionare pubblicamente i rischi per la salute mentale. 
California, Colorado, Kentucky e New Jersey guidano questa prima fase del procedimento avviato nel 2023 da una coalizione di 29 Stati. Le contestazioni restano ipotesi dell’accusa e attendono la decisione della giuria. Meta le respinge e sostiene di aver investito nella sicurezza degli utenti più giovani.
Le accuse contro Meta
Secondo i procuratori, notifiche, sistemi di ricompensa e altre funzioni avrebbero sfruttato la sensibilità degli adolescenti al giudizio sociale e la loro capacità di controllo degli impulsi ancora in formazione. La vice procuratrice generale della California Megan O’Neill ha accusato l’azienda di aver cercato di “catturare” i giovani utenti e mantenerli sulle piattaforme il più a lungo possibile.
Il secondo fronte riguarda la privacy. Gli Stati contestano la raccolta dei dati di bambini sotto i 13 anni senza un consenso genitoriale verificabile, in presunta violazione della legge federale Coppa. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha ritenuto che diversi aspetti richiedano una valutazione durante il processo, previsto per sei-otto settimane.
La testimonianza dell’ex dirigente
Il primo testimone è stato Arturo Béjar, ex responsabile della sicurezza di Facebook, poi consulente di Meta. Béjar ha raccontato di aver segnalato alla dirigenza i rischi vissuti dagli adolescenti, citando molestie, contenuti sessuali e pressione sull’aspetto fisico. Le sue affermazioni dovranno essere esaminate insieme ai documenti e alle altre testimonianze. 
Il processo riguarda soprattutto la possibile condotta ingannevole dell’azienda e le scelte dirette a favorire un uso compulsivo. La responsabilità per i contenuti pubblicati da terzi resta fuori dal perimetro fissato dalla giudice.
La difesa dell’azienda
Meta definisce infondate le accuse e sproporzionate le richieste economiche. I legali sostengono che manchi un consenso scientifico sulla dipendenza da social media e che alcune comunicazioni interne siano state estratte dal loro contesto. L’azienda richiama gli strumenti introdotti per gli adolescenti, tra cui profili con impostazioni più restrittive e sistemi per rimuovere gli account degli utenti troppo giovani.
Cosa rischiano Facebook e Instagram
Gli Stati puntano a ottenere risarcimenti e un ordine valido su scala nazionale. Le cifre discusse oscillano intorno ai 200 miliardi di dollari secondo l’accusa, mentre Meta calcola un’esposizione teorica fino a 1.400 miliardi. Il titolo ha perso più del 3% a Wall Street all’avvio del processo. 
Una sentenza favorevole agli Stati potrebbe imporre una gestione più rigida dell’età, dei dati dei minori e delle funzioni che prolungano la permanenza online. Potrebbe inoltre aprire la strada a nuove cause contro altre piattaforme. L’esito e l’eventuale portata delle misure dipenderanno però dalle prove accolte e dai successivi ricorsi.





