Un vaccino a mRNA contro il melanoma ad alto rischio, somministrato insieme all’immunoterapico Keytruda, ha raggiunto gli obiettivi principali di uno studio di fase 3. L’annuncio arriva da Moderna e Merck e segna il primo risultato positivo in fase avanzata per una terapia oncologica individualizzata basata sull’Rna messaggero. 
La notizia dà speranze importanti, ma ad oggi riguarda ancora un trattamento sperimentale e un’analisi intermedia comunicata dalle aziende. I numeri completi attendono ancora la presentazione a un congresso scientifico, la valutazione della comunità medica e l’esame delle autorità regolatorie. Il prodotto, chiamato Intismeran autogene, resta quindi fuori dalla pratica clinica ordinaria.
Cosa ha mostrato lo studio di fase 3
Come si può vedere sul sito ufficiale della National Library of Medicine, lo studio INTerpath-001 è stato effettuato su 1.137 pazienti con melanoma negli stadi IIB-IV, considerati ad alto rischio di recidiva dopo la rimozione chirurgica completa del tumore. I partecipanti hanno ricevuto Keytruda, il cui principio attivo è pembrolizumab, da solo oppure insieme alla terapia personalizzata di Moderna.
Secondo i risultati preliminari riportati da Reuters, questa combinazione ha raggiunto l’obiettivo principale che riguarda la recidiva e quello secondario del rischio di comparsa di metastasi a distanza.
Perché viene chiamato vaccino
Come ha spiegato l’oncologo Paolo Ascierto, in oncologia la parola vaccino assume un significato diverso rispetto alle vaccinazioni contro virus e batteri. Intismeran è un vaccino terapeutico, destinato a persone che hanno già ricevuto una diagnosi di melanoma e sono state operate. Il suo obiettivo – si legge sulla scheda ufficiale di Merck su Intismeran – è addestrare il sistema immunitario a riconoscere eventuali cellule tumorali rimaste nell’organismo e a ridurre il rischio di ritorno della malattia.
Sempre sul sito ufficiale di Merck è spiegato che Keytruda agisce bloccando PD-1, un recettore presente sui linfociti T. Alcune cellule tumorali sfruttano il legame tra PD-1 e proteine come PD-L1 per inviare un segnale capace di frenare la risposta immunitaria. La combinazione segue quindi due strade complementari: intismeran indica alle difese dell’organismo quali bersagli riconoscere, mentre Keytruda rimuove uno dei freni che possono ostacolare l’attacco contro le cellule tumorali.
Un trattamento costruito sul singolo tumore
Il prodotto viene preparato partendo dall’analisi genetica del tessuto tumorale prelevato dal paziente. Un sistema seleziona fino a 34 neoantigeni, cioè proteine anomale generate dalle mutazioni del tumore. L’mRNA contiene le istruzioni necessarie a mostrarle al sistema immunitario e a stimolare una risposta mirata dei linfociti T. 
Ogni paziente riceve dunque una formulazione costruita sulla propria “impronta” tumorale. Questa caratteristica distingue Intismeran dai farmaci prodotti in forma identica per tutti e introduce una sfida industriale: sequenziamento, progettazione, produzione e controlli di qualità devono essere completati per ogni singolo trattamento.
Quando potrebbe arrivare ai pazienti
Le aziende hanno già avviato il confronto con gli enti regolatori. Come abbiamo imparato durante la pandemia Covid-19, negli Stati Uniti servirà il via libera della Fda, mentre nell’Unione europea saranno necessari la valutazione dell’Ema e il passaggio presso la Commissione europea. Per l’utilizzo rimborsato in Italia seguiranno le decisioni dell’Aifa su prezzo e condizioni di accesso.
Moderna indica il 2027 come possibile anno di lancio, una previsione aziendale legata all’esito favorevole dell’iter. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità Melanoma e Immunoterapia dell’Istituto Pascale di Napoli, stima in circa 3mila pazienti italiani la possibile platea annuale. Tempi reali, indicazioni definitive e modalità di somministrazione dipenderanno dai dati completi e dalle autorizzazioni.





