La convalida del fermo in carcere del manager accusato di sfruttare fin quasi allo schiavismo lavoratori provenienti dall’altra parte del mondo, chiude di fatto il primo capitolo di una vicenda complessa, ma che rischia di scuotere le fondamenta del settore delle costruzioni in Italia.
Una vicenda portata alla luce pochi giorni fa dalla Procura della Repubblica di Milano, che ha messo nel mirino i lavori di costruzione del Consolato americano a Milano dal valore di 200 milioni di euro. Qui il colosso statunitense Caddell Construction avrebbe sfruttato il lavoro, anche con paghe sotto la soglia della povertà, di operai indiani.
L’indagine è alle fasi iniziali, ma gode già di alcuni punti fermi. Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per caporalato per la Caddell Construction. Il manager turco Ulas Demir, 47 anni, è stato bloccato all’aeroporto di Orio al Serio, mentre stava partendo con la famiglia, ed è portato in carcere a Bergamo per “pericolo di fuga concreto, reale e imminente”.
Di mezzo, si legge negli atti, ci sono lavoratori reclutati da una società indiana Dynamic House di Nuova Dehli che venivano pagati una miseria “a cui veniva corrisposta“, tra l’altro, da parte degli stessi “lavoratori reclutati la somma di circa 500mila rupie“, una sorta di pizzo per lavorare. Lavoratori che, poi, “venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia per la realizzazione del Consolato americano a Milano” di piazzale Accursio.
Gli operai indiani avevano paghe orarie “su valori medi di circa 2,17 euro secondo il payslip indiano“, ossia le buste paga indiane “e di circa 4,16 euro anche assumendo il Lul italiano”. I lavoratori venivano costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel Paese loro d’origine, e sottoposti a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati.
Per la Procura milanese si trattava di “para-schiavismo”. Gli operai, sentiti nelle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, hanno riferito che molti di loro “percepivano mensilmente importi accreditati compresi tra 1.200 e 1.500 euro”, lavorando 60 ore a settimana. Da tali somme venivano però sottratti circa 500 euro per l’alloggio e circa 350/370 euro per il vitto. I lavori per la costruzione del Consolato Usa dovrebbero terminare nel 2028 e sono iniziati quattro anni fa.
“Ho dovuto pagare la cifra di 5mila euro per venire in Italia che ho consegnato in contanti – ha riferito un operaio ai carabinieri – per raggiungere tale somma ho dovuto sia vendere dell’oro di mia moglie, sia richiedere un prestito ad amici e parenti. Ho dovuto firmare altri fogli di cui non ho capito il contenuto, ma sono stato costretto a firmarli”.
Scoppiato lo scandalo, Demir ha comperato un biglietto aereo per Istanbul il 30 maggio, ossia il giorno dopo essere stato indagato per caporalato insieme alla Caddell Costruction, la società di cui è uno dei responsabili in Italia. Il 47enne è stato intercettato il 29 maggio al telefono con un interlocutore non identificato ma ritenuto uno dei suoi superiori nell’azienda, che gli consigliava di andarsene: “Fra Zafer dice che se vieni per ferie sarebbe meglio”.
Per i pm la conversazione indicava “la chiara volontà di fuggire, manifestata il giorno stesso in cui Demir sa di essere indagato per gravi fatti di caporalato“. La Procura di Bergamo ha chiesto di convalidare il fermo del manager e di applicare la misura cautelare. A presentare l’istanza al gip è stata la pm Raffaella Latorraca. L’udienza è fissata per mercoledì.
Non si sono fatte attendere reazioni da parte della politica. “Alla luce di quest’inchiesta – ha sottolineato in una nota la senatrice del Pd Cristina Tajani – sono necessari chiarimenti a livello istituzionale. In particolare chiediamo al Ministero dell’Interno di fare luce sulle procedure e sui canali migratori che hanno permesso l’arrivo in Italia di questi lavoratori, accertando se vi siano stati falle nei controlli preventivi sulle agenzie di intermediazione estere coinvolte nell’inchiesta“.