Non è bastato l’appello del ministro degli Esteri Antonio Tajani e in precedenza non è bastata neppure la risoluzione del Parlamento europeo sul caso di Alessio Casimirri. Il Nicaragua è irremovibile: non concede l’estradizione dei suoi cittadini, neppure se si tratta di un ex militante delle Brigate Rosse, condannato in Italia per il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro.
L’ex terrorista vive da decenni nel Paese centroamericano e la vicenda si è trasformata in un vero e proprio incidente diplomatico. Il Nicaragua infatti, ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con l’Italia, definendo “ingiustificate, aggressive e irresponsabili” le parole del capo della Farnesina, e accusandolo di aver “insultato”, con “arroganza europea” il Paese e le norme di rispetto tra “popoli e governi”.
La decisione è arrivata dopo l’intervento di Tajani a Madrid, in occasione di un forum dei leader conservatori di Europa e America Latina. “Non condividiamo nulla con la visione di governi estremisti come quello del Nicaragua – ha dichiarato il vicepremier – un Paese che offre protezione a pericolosi terroristi come Alessio Casimirri, che ha ucciso Aldo Moro, uno dei più importanti politici democristiani d’Italia”.
Il vicepremier ha ricordato che l’ex terrorista rosso “vive liberamente in Nicaragua ed è per noi inaccettabile”, assicurando che Roma continuerà a chiedere che possa rispondere “davanti alla giustizia dei reati per i quali è stato condannato”, ricordando anche che oltre al suo appello a Madrid, sul caso c’è anche una risoluzione del Parlamento europeo.
Alessio Casimirri oggi ha 74 anni ed è stato condannato a 6 ergastoli dalla magistratura italiana insieme con altri appartenenti alle Brigate Rosse per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, leader della DC che fu sequestrato il 16 marzo del 1978 e assassinato dopo 55 giorni di sequestro.
Fuggito in Nicaragua negli anni Ottanta, Casimirri ha ottenuto la cittadinanza dopo 5 anni, durante il primo mandato di Daniel Ortega. Nel 2004 la Corte Suprema del Paese centroamericano ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall’Italia.
Il caso Casimirri, alias Camillo, i non è il primo che vede il Nicaragua concedere protezione a ricercati della giustizia straniera. Lo ha fatto, ad esempio, con l’ex presidente panamense Ricardo Martinelli (che poi si è trasferito in Colombia), con l’ex capo dell’intelligence colombiana Carlos Ramón González, accusato di corruzione, e con l’ex presidente salvadoregno Mauricio Funes, morto nel 2025 in Nicaragua dopo aver ottenuto asilo politico.
E l’Italia non è il primo Stato con cui il regime centroamericano deteriora i rapporti. Prima di Roma ci sono stati Taiwan, Paesi Bassi, Ecuador, Israele, oltre alle minacce di rompere col Vaticano. Managua è stata accusata più volte da organizzazioni internazionali di gravi violazioni dei diritti umani e persecuzione degli oppositori politici. Papa Francesco nel 2023 ha definito il governo Ortega-Murillo una “dittatura rozza”. La Spagna negli anni scorsi ha espulso l’ambasciatore nicaraguense Mauricio Carlo Alberto Gelli (figlio di Licio Gelli) in risposta a un provvedimento analogo adottato da Managua.
Il ministro Tajani ha annunciato che Roma “continuerà a chiedere la consegna dell’ex militante delle Brigate Rosse affinché sconti la pena stabilita dalla magistratura italiana”. E anche se il Nicaragua ha optato per una decisione drastica, in un comunicato ufficiale la Farnesina ha fatto sapere se l’Italia “continua a improntare la propria azione estera al rispetto del diritto internazionale, del dialogo e della tutela dei valori democratici, e resta aperta al confronto con tutti i Paesi, nel rispetto e nella difesa dei principi di giustizia, libertà e legalità”.
Nato a Roma il 2 agosto 1951, Alessio Casimirri è l’unico componente individuato nel commando brigatista coinvolto nell’operazione di via Fani a non essere mai stato arrestato. Figlio della cittadina vaticana Maria Ermanzia Labella, e di Luciano Casimirri, già capo dell’ufficio stampa de L’Osservatore Romano e responsabile della sala stampa vaticana.
Dopo aver militato in Potere Operaio e in altri ambienti dell’estrema sinistra, è entrato nelle BR tra il 1976 e il 1977. Il 16 marzo del 1978 ha partecipato all’agguato di via Fani, nel quale è stato sequestrato Aldo Moro e in cui sono rimasti uccisi 5 uomini della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.
Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Casimirri ha operato con Alvaro Lojacono con il compito di copertura e controllo dell’area dell’agguato. È stato coinvolto anche in altre azioni delle Brigate rosse. Il 10 ottobre del 1978 ha partecipato al commando che ha ucciso a Roma Girolamo Tartaglione, direttore generale degli Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia. Secondo alcune ricostruzioni sarebbe stato proprio lui a premere il grilletto uccidendo il magistrato.
Il 21 dicembre dello stesso anno ha preso parte all’attacco contro la scorta di un altro esponente della DC, Giovanni Galloni, nel quale sono rimasti feriti due poliziotti. In questo caso ha assunto il ruolo di conducente dell’auto usata dal commando. Per le sue attività nelle BR è stato condannato in via definitiva a 6 ergastoli, che però non ha mai scontato.
Casimirri è stato sposato con Rita Algranati, un’altra esponente delle Brigate Rosse. Ha lasciato l’organizzazione intorno al 1980 e ha lasciato l’Italia. Le sue tappe della latitanza non sono mai state ricostruite con certezza. Ciò che si sa è che è arrivato in Nicaragua negli anni Ottanta e si è stabilito lì durante la rivoluzione sandinista. Negli anni si è rifatto una vita e oggi si dedica alla ristorazione e alla pesca subacquea.
Come accennato, il motivo per cui non è stato consegnato all’Italia è la cittadinanza nicaraguense. Nel 1993 il Ministero della Giustizia italiano ha presentato a Managua una richiesta di arresto provvisorio nei confronti di Casimirri, con lo scopo di estradizione. Ma l’ex BR era già cittadino nicaraguense e la Costituzione del Paese vieta l’estradizione dei propri cittadini.
Tra il 1993 e il 1994 il Ministero nicaraguense ha revocato la cittadinanza a Casimirri, che però ha presentato ricorso alla Corte Suprema, ottenendo la sospensione del provvedimento. Dopo anni di richieste da parte dell’Italia, il 14 luglio del 1999 la Corte Suprema ha confermato definitivamente la cittadinanza dell’ex terrorista, che dunque non potrà più essere estradato.