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Tecnologia

L’algoritmo che licenzia: la pericolosa deriva dell’IA nel caso Meta

Published by
Giovanna Sorrentino

26 dipendenti trascinano Meta in Tribunale, accusandola di aver affidato a un sistema di IA la selezione di 8mila lavoratori da licenziare, penalizzando chi era in malattia o in maternità. 

La vertenza legale solleva il tema della trasparenza nell’uso dell’IA per la gestione delle risorse umane – notizie.com

Più che una rivoluzione perfetta, la diffusione dell’intelligenza artificiale si sta rivelando una sorta di grande stress test che, sempre più spesso, ne evidenzia i punti deboli. Affidarsi ciecamente a un algoritmo, almeno allo stato attuale, può rivelarsi un rischio, specie in decisioni delicate come la gestione del personale. L’ultimo caso destinato a far discutere arriva dalla California.

Meta Platforms è stata citata in giudizio in una causa federale da 26 ex dipendenti. L’accusa riguarda le modalità con cui sarebbero stati selezionati 8mila lavoratori coinvolti in un piano di ridimensionamento a maggio, attraverso l’azienda intendeva ridurre di circa il 10% la forza lavoro a livello mondiale.

Secondo i ricorrenti il gruppo guidato da Mark Zuckerberg avrebbe usato un sistema interno di IA per scegliere i dipendenti meno produttivi. E questo meccanismo avrebbe finito per penalizzare anche  i lavoratori assenti per motivi legittimi come malattia, maternità o congedo parentale.

Il funzionamento dell’algoritmo: parametri sotto accusa

Secondo la querela depositata al Tribunale federale di Oakland, i sistemi decisionali e automatizzati di Meta avrebbero incrociato una mole consistente di dati relativi alle attività dei singoli lavoratori.

Tra i parametri presi in considerazione ci sarebbero l’interazione con i dispositivi aziendali, la frequenza di digitazione e la cronologia dell’uso degli strumenti di lavoro, i dati storici sulle performance, i livelli di produttività. E l’effettivo ricorso ai servizi di calcolo e sistemi di intelligenza artificiale messi a disposizione dall’azienda.

Secondo i legali degli ex dipendenti, il software non sarebbe però in grado di interpretare i contesti. L’algoritmo infatti, sarebbe programmato per ottimizzare l’efficienza totale senza però disporre di correttivi legati al contesto sociale e legale dell’assenza. Così sarebbero finite nella lista dei licenziati persone assenti temporaneamente per motivi legittimi come la maternità o la malattia.

La difesa di Meta e il quadro normativo

Un portavoce dell’azienda ha smentito le ricostruzioni degli ex dipendenti: “Le decisioni organizzative e di ristrutturazione aziendale sono state prese da persone in carne ed ossa, non dall’intelligenza artificiale”. 

L’azienda respinge le accuse, affermando che le scelte occupazionali sono state prese interamente da manager umani – notizie.com

Spetterà a un giudice decidere la verità, ma questa causa mette in evidenza la necessità di disegnare confini chiari tra il supporto delle macchine e la responsabilità del management umano.

Le accuse dei lavoratori ipotizzano la violazione di tutele fondamentali come l’Americans with Disabilities Act e il pregnancy Discrimination Act, oltre che il Fair Employement and Housing Act della California, che impone controlli severi contro le discriminazioni generate dai sistemi di calcolo automatizzati.

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Giovanna Sorrentino