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Cronaca

I finti colletti del Vaticano, i magnati russi e il piano da dodici milioni di euro: i segreti della banda smantellata a Roma che truffava l’intera Italia

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Francesco Ferrigno

Si presentavano come funzionari dello Ior in grado di pilotare appalti in Vaticano, come intermediari di fondi d’investimento lussemburghesi, magnati uzbechi o petrolieri russi.

Ma non erano nulla di tutto questo. Tre persone, tutte di età compresa tra i 57 e i 73 anni, legate alla vecchia guardia della malavita romana, sono state arrestate a Roma dopo che per oltre un anno avevano truffato o provato a farlo, decine di vittime in tutta Italia.

I finti colletti del Vaticano, i magnati russi e il piano da dodici milioni di euro: i segreti della banda smantellata a Roma che truffava l’intera Italia (CARABINIERI FOTO) – Notizie.com

I carabinieri hanno parlato di una “straordinaria capacità di travisamento del gruppo, degna delle migliori commedie della storia del cinema italiano”, arrivando a promettere ad un imprenditore straniero di triplicare una somma di 100mila euro in contanti attraverso un presunto processo chimico di impressione delle banconote vere su fogli bianchi. I tre sono finiti in manette in quanto destinatari di un’ordinanza emessa dal gip di Roma eseguita dai carabinieri della stazione di Roma San Lorenzo in Lucina.

A coordinare l’operazione è stato il Dipartimento Criminalità diffusa e grave della Procura della Repubblica della Capitale. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, sostituzione di persona, tentati furti e falsificazione di atti, commessi nel periodo compreso tra gennaio 2023 e fine luglio 2024, principalmente a Roma e provincia, ma con episodi accertati anche in varie regioni d’Italia.

Il gruppo effettuava meticolose ricerche preliminari sui beni immobili per agganciare le proprie vittime

Il vertice operativo della banda era composto da pregiudicato, caratterizzati da lunghissimi precedenti penali e condanne risalenti addirittura a fine anni ’60 e primi anni ’70. Nonostante millantassero contatti internazionali, di essere intermediari di fondi d’investimento lussemburghesi, di essere vicini magnati uzbechi o petrolieri russi, i vertici dell’organizzazione pianificavano i colpi e discutevano la spartizione delle quote all’interno di normali bar e tavole calde nel quartiere romano di Centocelle.

Grazie alle competenze specifiche di uno degli indagati, esperto nella consultazione dei registri immobiliari, il gruppo effettuava meticolose ricerche preliminari sui beni immobili per agganciare le proprie vittime, individuate prevalentemente tra imprenditori edili, titolari di strutture commerciali e proprietari di strutture ricettive. L’organizzazione estendeva il proprio raggio d’azione non solo a Roma e provincia (in particolare Marino, Ariccia e Rocca di Papa), ma anche nelle zone di Venezia, Avezzano, Costigliole Saluzzo, Leonessa, Toscolano Maderno, contando inoltre su contatti internazionali in Camerun e Malesia.

Il gruppo effettuava meticolose ricerche preliminari sui beni immobili per agganciare le proprie vittime (CARABINIERI FOTO) – Notizie.com

Tre i principali stratagemmi messi in atto. Il primo riguardava i finti preti e gli appalti in Vaticano. Alcuni membri si vestivano da sacerdoti, come alti funzionari dello Ior o del Vicariato, indossando camicie ecclesiastiche e colletti clergy originali acquistati presso noti brand del settore. Promettevano finti finanziamenti a tasso zero o appalti milionari per la ristrutturazione di complessi religiosi. In cambio, richiedevano ingenti somme di denaro contante camuffate da offerte benefiche alla Chiesa o spese per fideiussioni. In un caso, i truffatori avrebbero fatto credere alla vittima di turno di introdurla all’interno del Vicariato di Roma per dare totale credibilità al raggiro ma in effetti si trattava di aree dell’attigua università.

In altri casi, gli arrestati si fingevano magnati o notai. Puntando a hotel di lusso messi in vendita nelle più rinomate località turistiche italiane, gli indagati si accreditavano come intermediari di fondi lussemburghesi o di ricche famiglie di petrolieri russi. Sotto la garanzia di contratti preliminari siglati davanti a finti notai e millantando la protezione politica di fantomatici parlamentari, offrivano cifre gonfiate rispetto al prezzo reale pretendendo dai venditori il pagamento anticipato in contanti di milioni di euro per le commissioni di intermediazione.

La ”magia” chimica e il blitz dei finti carabinieri

Infine, la ”magia” chimica e il blitz dei finti carabinieri. Nel tentativo di raggirare un imprenditore straniero, l’organizzazione è indiziata di aver cercato di mettere in atto la truffa del liquido nero, promettendo di triplicare una somma di 100mila euro in contanti attraverso un presunto processo chimico di impressione delle banconote vere su fogli bianchi. Il piano prevedeva che, durante l’operazione in un appartamento, facessero irruzione altri complici travestiti da carabinieri, dotati di finte radio, manette, pettorine e palette segnaletiche, oltre a falsi verbali di perquisizione contraffatti su carta intestata. Il finto blitz serviva a terrorizzare la vittima per impedirle di sporgere denuncia.

Se da un lato le somme realmente sottratte e accertate nel periodo di monitoraggio ammonterebbero a circa 7mila euro (che sarebbero stati estorti a un costruttore edile indotto a pagare per un falso inserimento nei protocolli del Vicariato), i tempestivi interventi dei carabinieri hanno permesso di sventare sul nascere ulteriori truffe che avrebbero potuto fruttare alla banda un potenziale economico stimato in ben 12,5 milioni di euro, poiché il gruppo pretendeva sempre pagamenti in contanti o anticipati.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari e dei controlli effettuati sui veicoli e sui furgoni in uso al gruppo, i carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro un vero e proprio arsenale del raggiro: armi a salve private del tappo rosso, borse piene di mazzette di banconote fac-simile, boccette di inchiostro per la truffa chimica, manette, tesserini plastificati contraffatti delle forze dell’ordine, spille dorate con lo stemma del Vaticano e croci da colletto ecclesiastico.

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Francesco Ferrigno