Il generale libico Almasri, dopo il caso italiano e le accuse mosse nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale, è passato al contrattacco.
I suoi legali hanno infatti presentato ricorso contro l’ammissibilità del procedimento aperto per presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi in Libia. Gli avvocati hanno citato gli articoli 17 e 19 dello Statuto di Roma. 
Il caso, insomma, dovrebbe essere trattato dalle autorità libiche e non dalla Corte dell’Aja. Il ricorso è stato trasmesso alla Camera preliminare I che, con un’ordinanza del 13 maggio, ha fissato al 3 luglio il termine entro cui la Libia e la Procura della Corte dovranno presentare le loro osservazioni. La vicenda ruota attorno a Osama El Masri Njeem, noto semplicemente come Almasri.
Il generale libico è accusato dalla Cpi di crimini contro l’umanità e crimini di guerra legati alle torture nella prigione di Mitiga, a Tripoli. Il caso è scoppiato in Italia il 19 gennaio 2025, quando Almasri è stato individuato e arrestato a Torino subito dopo aver assistito a una partita di calcio, in esecuzione del mandato di cattura internazionale.
La lunga e complessa vicenda Almasri
Il 21 gennaio 2025 la Corte d’Appello di Roma non ha convalidato il fermo e ne ha ordinato la scarcerazione. La decisione è nata da un ostacolo procedurale legato alla legge italiana, che subordina gli arresti su richiesta della Cpi a un preventivo passaggio politico-amministrativo attraverso il Ministero della Giustizia, che in quel momento non si era ancora perfezionato.
La stessa notte, per ragioni di ordine pubblico, il governo italiano ha rimpatriato d’urgenza Almasri a Tripoli con un volo di Stato. Il rilascio ha provocato un duro scontro istituzionale e internazionale che si è trascinato per mesi, fino al 2 aprile 2026, quando la Cpi ha deferito ufficialmente l’Italia all’Assemblea degli Stati parte per violazione degli obblighi di cooperazione.
@notizie.com_official 🔴 L’Italia è stata ufficialmente deferita all’Assemblea degli Stati parte della Corte penale internazionale (Cpi) per via del cosiddetto caso Almasri, ossia la mancata consegna del noto torturatore libico, ricercato dalla Corte per crimini di guerra e contro l’umanità per presunti stupri, violenze e uccisioni commesse a danno di detenuti e migranti nel carcere di Misurata. #Almasri #Cpi #News #Cronaca #Ultimora
Nelle scorse ore la Corte dell’Aia ha messo sotto accusa un altro vertice delle Forze speciali libiche (Rada), l’ufficiale Khaled al Hishri, che avrebbe commesso crimini contro centinaia di detenuti tra il 2015 e il 2020 insieme allo stesso Almasri, tra gli altri. La viceprocuratrice della Corte, Nazhat Shameem Khan, ha dichiarato che il caso rappresenta “un passo importante” nel percorso di giustizia internazionale sui crimini commessi in Libia dopo il 2011.
Secondo la Procura, Al Hishri e altri dirigenti della Rada avrebbero condiviso “un piano comune” per controllare i detenuti attraverso arresti arbitrari, torture, persecuzioni, violenze sessuali e altri abusi sistematici. Secondo quanto illustrato in aula, le accuse riguardano almeno 945 detenuti e comprendono tortura, detenzione arbitraria, schiavitù stupro, violenza sessuale e persecuzioni per motivi politici, ideologici, razziali e di genere.





