La lapide romana che lo scorso anno è stata scoperta nel giardino di un’abitazione a New Orleans, negli Stati Uniti, è stata restituita all’Italia.
Stando a quanto raccontato dal quotidiano inglese Guardian, nelle scorse ore il prezioso epitaffio in marmo è stato consegnato alle autorità nel corso di una cerimonia voluta dall’Fbi. 
La lapide, risalente a circa duemila anni fa, è venuta alla luce quando l’antropologa Danielle Santoro della Tulane University e suo marito, Aaron Lorenz, stavano ripulendo il loro giardino. La coppia ha notato una lastra con una superficie insolitamente liscia e un’iscrizione incisa che sembrava essere in latino.
Ulteriori analisi hanno rivelato che la pietra è una lapide dedicata a Sesto Congenio Vero, un marinaio e militare romano vissuto presumibilmente nel II secolo. L’epitaffio corrispondeva ad un manufatto dato per disperso dal Museo civico di Civitavecchia che lo ospitava e che era stato in gran parte distrutto durante la Seconda guerra mondiale.
“L’Fbi collabora con partner internazionali per combattere il traffico illecito di beni culturali”
Il mistero di come la lapide fosse finita a New Orleans è stato svelato da Erin Scott O’Brien, nipote di un soldato americano. Parlando con i media l’anno scorso, O’Brien ha raccontato che suo nonno, Charles Paddock Jr., aveva conservato la lapide in una teca nella sua casa fino alla sua morte, avvenuta nel 1986. Paddock aveva prestato servizio in Italia con l’Esercito americano, si era sposato e in seguito era tornato a New Orleans.
“L’Fbi collabora con partner internazionali per combattere il traffico illecito di beni culturali. – hanno fatto sapere dal’Agenzia statunitense – L’Fbi di New Orleans ha consegnato la reliquia a un membro dell’Art crime team nel novembre 2025. Il nostro ufficio ha comunicato quotidianamente con le autorità italiane per coordinare la restituzione definitiva”. 
La pietra funeraria è solo uno dei tanti oggetti restituiti in base all’Accordo sui beni culturali tra Stati Uniti e Italia. L’accordo impone restrizioni all’importazione di antichità italiane per contrastare il finanziamento di organizzazioni criminali e garantire agli americani l’accesso alle antichità e ai siti archeologici italiani per scopi educativi, culturali e scientifici.
“È particolarmente gratificante sapere – ha detto Susann Lusnia, professoressa di studi classici presso la Tulane University – che questo oggetto troverà presto una collocazione nella collezione del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. Credo che noi di New Orleans, che abbiamo vissuto l’uragano Katrina, possiamo comprendere la gioia che accompagna il ritrovamento di cose che credevamo perdute per sempre“.





