“Era capace di esprimere una forza intimidatrice legata alla preesistenza di un vincolo associativo in grado di generare omertà e assoggettamento”.
È in questi termini che negli atti giudiziari viene descritto il 75enne Raffaele Pernasetti alias er palletta, storico esponente della Banda della Magliana di Roma, finito in manette all’alba di oggi insieme ad altre dodici persone nell’ambito di un’operazione antimafia. 
La Dda ha chiesto ed ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tredici persone indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e munizioni da guerra, ricettazione, lesioni personali gravi, estorsione, tentata rapina e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose.
Stando alle indagini, Pernasetti avrebbe sfruttato la sua vicinanza con alcuni autorevoli esponenti del clan Senese e con una cosca di ‘ndrangheta per procurarsi la droga che veniva poi smerciata nelle piazze di spaccio dei quartieri Trullo, Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella di Roma.
Il privilegiato luogo di incontri con ‘ndranghetisti ed esponenti della criminalità
In particolare, grazie all’antico rapporto esistente con il vertice del clan Senese, risalente ai primi anni ’80, una volta tornato in libertà, il leader della cosiddetta batteria dei testaccini avrebbe ottenuto il benestare, dal clan di origini napoletane, a operare nei quartieri romani di Trastevere e Testaccio, con propaggini anche alla Magliana e al Trullo, ove negli anni ’80 e ’90 aveva imperato.
Privilegiato luogo di incontri con ‘ndranghetisti ed esponenti della criminalità organizzata romana, puntualmente monitorati da telecamere nascoste e microspie, era il ristorante di famiglia a Testaccio dove er palletta aveva lavorato per anni come cuoco. 
Lo storico esponente della banda della Magliana è indiziato di aver percosso e minacciato con una pistola alla testa un meccanico per farsi consegnare 8mila euro quale corrispettivo di una partita di sostanze stupefacenti. Le minacce non sarebbero andate a buon fine, dunque sarebbe stato ordinato a un gruppo di fuoco composto da tre persone di punire il debitore.
Debitore che, il 25 marzo 2024, veniva attinto da 3 colpi d’arma da fuoco alle gambe in via Pian delle Torri, nel quartiere Magliana. A capo dell’organizzazione finalizzata allo spaccio ci sarebbe anche un altro personaggio storico della mala romana, in particolare del Trullo, già arrestato dagli stessi carabinieri, poiché indiziato di essere uno dei mandanti dell’omicidio di Cristiano Molè, avvenuto il 15 gennaio 2024 nel quartiere di Corviale.
La Corte D’Assise di Appello di Roma aveva condannato Pernasetti all’ergastolo
Nel dettaglio, Pernasetti avrebbe avuto legami con gruppo di narcotrafficanti di San Basilio guidato da Rosario Morando, ritenuto dagli inquirenti esponente della famiglia di ‘ndrangheta di Platì. Nell’ordinanza è stato ricostruito il curriculum criminale di er palletta che negli anni ’70 si è unito alle batterie di rapinatori legate al boss Enrico De Pedis, detto Renatino, di cui è diventato l’uomo di fiducia.
Dal punto di vista giudiziario, nel 1998, dopo le dichiarazioni del pentito Maurizio Abbatino, nel processo di secondo grado contro la Banda, la Corte D’Assise di Appello di Roma ha condannato Pernasetti all’ergastolo. Sospettato di sette omicidi, è stato poi condannato in primo grado a quattro ergastoli. Per tre di questi è stato poi assolto in Appello. 
Nell’ottobre 2000, con sentenza emessa dalla Corte di Assise di Roma, divenuta irrevocabile nel 2002, Pernasetti è stato ritenuto colpevole di omicidio in concorso (commesso a Roma il 24 novembre 1981), di associazione per delinquere, violazione della legge sugli stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, ma non è stato riconosciuto il reato di associazione mafiosa per l’intera Banda della Magliana, ed è stato condannato a 30 anni di reclusione.
Nell’ottobre 2002, dopo varie vicissitudini, Pernasetti si è consegnato alla giustizia presentandosi al carcere di Prato e nel 2011, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze, riconoscendogli la buona condotta e la non più sussistente pericolosità sociale, gli ha concesso la semilibertà consentendogli un graduale reinserimento sociale. Ed è proprio in seguito a questo beneficio che l’ex della Banda ha iniziato a lavorare di giorno nel ristorante nel quartiere di Testaccio, all’epoca di proprietà di suo fratello. Pernasetti è stato poi definitivamente scarcerato nel giugno 2016, beneficiando anche dell’indulto emanato nel 2006.





