Italia, poche nascite e popolazione sempre più vecchia: i dati preoccupano

Poche nascite e la popolazione degli anziani cresce a vista d’occhio. Le previsioni dell’Istat prevedono una massiccia diminuizione della popolazione nei prossimi 30 anni.

Il rapporto annuale dell’Istat ha confermato l’impressione di un paese sempre più vecchio, poiché dall’analisi dei dati, emerge che il 2022 è stato l’anno con il minor numero di nascite di sempre, appena 393 mila, a fronte di un numero di decessi piuttosto alto, 713mila.

Culle vuote in Italia, Notizie.com

Lo aveva detto anche Elon Musk a Giorgia Meloni quando la leader di FdI ha chiesto al miliardario di investire nel bel paese: “Ok, ma dovete fare più figli”, è stata la risposta immediata di Musk, che a quanto pare, aveva fotografato piuttosto precisamente una situazione critica.

Meno giovani, vita più lunga per gli anziani

Se confrontiamo i numeri registrati dall’Istat nel 2008, con quelli del 2022, ci renderemo conto che le nascite nella penisola si sono ridotte di un terzo. Se a questi numeri, aggiungiamo l’aumento dei cosiddetti ‘grandi anziani’, ecco che l’Italia si sta velocemente trasformando in un paese vecchio e, di conseguenza, poco appetibile per l’economia mondiale, come testimoniato dal commento dell’amministratore delegato di Tesla Motors. Secondo le previsioni, nel 2041 la popolazione degli ultraottantenni supererà abbondantemente i 6 milioni e quella degli ultranovantenni sfiorerà il milione e mezzo di persone.

Cresce la popolazione degli anziani, Notizie.com

Leggendo il rapporto, ci si rende definitivamente conto della drammatica situazione: “Il saldo naturale è diminuito in modo progressivo nel corso del tempo, toccando il minimo nel biennio 2020-2021, quando si è registrata una riduzione di oltre 300mila individui in media annua. A questo si aggiunge, nel 2022, un ulteriore decremento di 321mila unità, che porta quindi, in soli tre anni, alla perdita di quasi un milione di persone (957mila unità). Il calo delle nascite tra il 2019 e il 2022 (27mila unità in meno) dipende per l’80% dal cosiddetto ‘effetto struttura’, ovvero dalla minore numerosità e dalla composizione per età delle donne. Il restante 20 per cento è dovuto, invece, alla minore fecondità: da 1,27 figli in media per donna del 2019 a 1,24 del 2022”. Il numero medio di figli per donna, è inevitabilmente influenzato dalla procrastinazione del momento della genitorialità, che porta le donne a concepire e partorire figli in periodi della propria vita sempre più avanzati. Dal 2010 al 2010 l’età media del parto è aumentata di un anno e oggi si attesta sui 32,4 anni.

Le donne italiane partoriscono tardi, Notizie.com

Come se non bastasse, la disamina dei dati genera ulteriori previsioni infelici: il rapporto negativo tra nascite e decessi, porterà ad una riduzione della popolazione pari a 5 milioni di persone in meno tra il 2021 e il 2050. L’Istat spiega anche come “continuerà il processo di invecchiamento e nel 2023 l’età mediana, 48,3 anni, è la più elevata tra i Paesi Ue27 e la struttura per età della popolazione cambierà in gran parte già nel periodo 2021-2041, quando la fascia di età fino ai 24 anni si ridurrà di circa 2,5 milioni (-18,5 per cento) e quella tra i 25 e i 64 anni di 5,3 milioni (-16,7 per cento). Al contrario crescerà di quasi un milione la popolazione tra i 65 e 69 anni (+27,8 per cento) e di 3,8 milioni (+36,2 per cento) quella di 70 anni e più, che nel 2041 comprenderà la generazione del baby boom”. Insomma, una prospettiva tutt’altro che rosea, che non può essere scissa dalla questione del lavoro giovanile.