Manovra Meloni, Cgil alza la voce e annuncia scioperi

Manovra Meloni, la Cgil alza la voce ed è pronta ad annunciare scioperi in tutto il Paese

La richiesta della Cgil in merito alla Manovra Meloni
Maurizio Landini (Ansa Foto)

La Cgil ha fatto sapere che verranno attuati scioperi contro la manovra de governo targato Meloni. A partire dalla giornata di oggi fino a venerdì 16 dicembre. A livello regionale ed in tutti i territori. Il sindacato non ha dubbi affermando che si tratta di una legge di bilancio che va contro il lavoro e che deve essere cambiata. L’obiettivo è quello di aiutare le persone, affinché questa Legge sia utile per il Paese.

La stessa Confederazione ha fatto sapere che reputa necessario: “Avere riforme vere, ispirate dai criteri di solidarietà e giustizia sociale, fondate sulla qualità e la stabilità del lavoro, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e su nuove politiche industriali ed energetiche capaci di prospettare un futuro per il Paese, sulla trasformazione digitale e la riconversione verde, su uno stato sociale più forte e qualificato“. Questo è quello che recitano nel comunicato.

Non è finita qui visto che il loro obiettivo è quello di aumentare il salario e di fermare il precariato. Senza dimenticare di cancellare la ‘Legge Fornero‘ e dare tutela ad ogni forma di lavoro. Es anche di introdurre l’uscita dal lavoro a 62 anni. Si chiede anche l’aumento di salari detassando gli aumenti dei contratti nazionali. Portando la decontribuzione al 5% per i salari fino a 35.000 euro ed introdurre un meccanismo automatico di indicizzazione delle detrazioni all’inflazione.

Cgil contro Manovra Meloni: le richieste in un comunicato

Proteste della Cgil contro la manovra Meloni
Proteste Cgil (Ansa Foto)

Si chiede di “conferire tutele a tutte le forme di lavoro, assegnando ai Ccnl un valore generale, eliminare le forme di lavoro precario, una riforma fiscale che rispetti il principio della progressività; la tassazione degli extraprofitti che generi risorse per un contributo straordinario di solidarietà.

La rivalutazione delle pensioni; risorse per il diritto all’istruzione, per la sanità che sta affrontando effetti drammatici della pandemia“. Senza dimenticare il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, la pensione di garanzia per i giovani e per chi ha carriere discontinue e ‘povere’, riconoscimento del lavoro di cura e differenze di genere, ed anche l’uscita con 41 anni di contributi.