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Cronaca

Bufera in Rai per il programma a Marco Damilano. FdI: “È Tele Kabul”

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Benedetto Guardini

I vertici di viale Mazzini sotto accusa per la scelta del giornalista. L’Usigrai protesta e la Santanchè porta il caso in Parlamento

L’ex direttore dell’Espresso Marco Damilano (FOTO ANSA)

Polemiche per la decisione della Rai, segnatamente dell’ad Fuortes e del direttore dell’Approfondimento Orfeo, di affidare una striscia quotidiana d’informazione all’ex direttore dell’Espresso Marco Damilano. Il programma partirà in autunno, comincerà alle 20.35 e durerà dieci minuti. La scelta aziendale di affidare la striscia informativa ad un giornalista esterno è stata duramente criticata dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, che ha chiesto conto ai vertici aziendali del perché Viale Mazzini abbia deciso di ricorrere, con un aggravio dei costi, ad un giornalista esterno per l’informazione. “Come si è giunti alla scelta di Damilano? Il direttore Orfeo, prima di ricorrere a un esterno, ha valutato ì curricula degli interni?”, si è domandato l’Usigrai, che ha sollevato anche il problema della sovrapposizione della nuova striscia d’informazione con il Tg2. “La nuova organizzazione per generi parte male e apre la strada ad una concorrenza interna che non giova al prodotto di informazione della Rai”, ha sottolineato il sindacato guidato dal segretario Vittorio Di Trapani.

Le proteste del Cdr del Tg2 e di Lettera 22

L’ad Rai Carlo Fuortes in audizione in Commissione Vigilanza (Foto ANSA MAURIZIO BRAMBATTI)

A protestare anche il Cdr del telegiornale diretto da Gennaro Sangiuliano. “Dall’Azienda ci aspettiamo la difesa e la valorizzazione del nostro prodotto, che è risultato dello sforzo dell’intera redazione, non una “concorrenza interna” che riteniamo fuori luogo e punitiva. Peraltro affidata ad un giornalista esterno alla Rai”, ha fatto sapere in una nota il comitato di redazione del Tg2, che ha chiesto a Fuortes e Orfeo di ripensare l’orario di messa in onda della nuova striscia informativa. Duro l’attacco di Lettera 22, secondo la quale la scelta di Damilano rientra in una “logica di mera lottizzazione”, che  “ricorda stagioni della Prima Repubblica in cui il servizio pubblico veniva usato come ammortizzatore sociale piazzandovi i giornalisti in uscita dai giornali di partito”. Per l’associazione di giornalisti e comunicatori, affidare un programma ad un esterno è “uno schiaffo agli oltre 2000 giornalisti del Servizio Pubblico” e “ai cittadini che con il canone lo sostengono, costretti a pagare scelte dettate da logiche di bassa politica”.

Rai 3 come ‘Tele Kabul’: FdI porta il caso in Parlamento

Giorgia Meloni e Daniela Santanché (Foto ANSA MAX CAVALLARI)

Il caso è arrivato anche in Parlamento. La senatrice Daniela Santanchè, capogruppo di Fratelli d’Italia in Vigilanza Rai, ha accusato Rai 3 di essere “diventata l’ufficio di collocamento dei giornalisti vicino al Pd”. Per l’esponente del partito presieduto da Giorgia Meloni, inoltre, affidare un programma all’ex direttore dell’Espresso e ospite fisso di Propaganda Live su La 7 “rafforza ulteriormente il peso dem all’interno del Servizio pubblico che, stando ai dati Agcom, ricorda quello dei tempi di ‘Tele Kabul’. Ma il sospetto è che tutto questo sia fatto anche in previsione della campagna elettorale, per costruire un’informazione sempre più orientata e militante”.

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Benedetto Guardini