“Non è ancora avvenuta in maniera aperta, definitiva, la rottura del patto di omertà che regge i rapporti tra mafiosi e vittime dei reati prettamente mafiosi”.
Così il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo a seguito delle tre operazioni contro la mafia di Foggia che hanno oggi portato all’esecuzione di 21 misure cautelari. 
Tra le vittime delle estorsioni più di dieci gli imprenditori foggiani, soprattutto operanti nei settori energetico e agricolo. Tra gli episodi contestati c’è anche un tentativo estorsivo che sarebbe stato organizzato direttamente dal carcere. Attraverso i social media, il presunto estorsore avrebbe chiesto il pagamento di 20mila euro, indicando persino le persone incaricate di ritirare il denaro.
All’alba di oggi gli uomini della squadra mobile, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, dalla Procura della Repubblica di Foggia e dalla Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo, hanno eseguito ventuno arresti, a vario titolo per estorsioni e omicidi.
Fatti avvenuti a Foggia tra l’ottobre 2024 e il novembre 2025
Sedici persone sono state sottoposte a custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari in relazione a quattordici episodi di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiose, armi e droga. Fatti avvenuti a Foggia tra l’ottobre 2024 e il novembre 2025 con la ricostruzione di un’estorsione iniziata nell’ottobre del 2015.
Tra gli arrestati due esponenti di spicco della mafia garganica per il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella avvenuto ad Apricena il 20 giugno del 2017. Fermato il presunto autore dell’omicidio di Stefano Bruno e del duplice omicidio di Saverio e Pasquale Bruno avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso. 
“La situazione a Foggia è persino più grave di quella che si rivela nella Sicilia occidentale o in Calabria – ha continuato Melillo – La situazione criminale in questa regione è molto più grave di quella che appare, perché l’espansione affaristica, l’espansione economica, i processi di accumulo della ricchezza delle mafie foggiane vanno ben oltre i confini della provincia”.
Per l’Antimafia, insomma, i clan avrebbero letteralmente invaso le regioni circostanti, Molise, Abruzzo, una parte significativa anche della Campania. “Le mafie foggiane – ha spiegato il procuratore – partecipando a pieno titolo a processi di riciclaggio e investimento speculativo arrivano molto lontano. Quando tutto ciò sarà chiaro, probabilmente si farà un passo avanti importante nella comprensione di un fenomeno che è in grado di strozzare letteralmente la vita, non semplicemente la vita economica, la vita sociale, la vita democratica di un’intera comunità“.
Le richieste estorsive avanzate a imprenditori e commercianti
Nel corso delle indagini è emerso che il denaro estorto ad alcuni imprenditori locali sarebbe stato suddiviso, con modalità concordate, fra le batterie Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla costituenti le due partecipazioni più importanti dell’organizzazione mafiosa denominata Società Foggiana.
Le richieste estorsive avanzate a imprenditori e commercianti venivano formulate modulando somma e cadenza della corrispondenza, da caso a caso; in una circostanza, alla vittima è stata intimata di versare una tangente pari al 10% dell’importo di ciascun appalto. Nel corso delle indagini sono state trovate anche armi e munizioni. 
Il 25 settembre 2025 era stata già data esecuzione ad una prima ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altri due presunti componenti del commando omicidiario, esponenti di primo piano del clan Lombardi-La Torre-Ricucci, sodalizio mafioso operante sul Gargano. Grazie ai racconti di nuovi collaboratori di giustizia, è stato possibile ricostruire il presunto coinvolgimento concorsuale nella dinamica omicidiaria di altre due figure di rilievo del medesimo sodalizio mafioso.
La terza operazione si riferisce all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia nei confronti di un quarantatreenne di Manfredonia, indagato per l’omicidio di Stefano Antonio Bruno di 33 anni e per il duplice omicidio di Saverio e Pasquale Bruno commessi a Foggia la mattina del 29 aprile 2026.
“La magistratura fa la sua parte, lo fanno le forze di polizia, ma la questione della mafia interroga le coscienze delle istituzioni rappresentative, politiche, delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, dei cittadini nel loro complesso”, ha concluso Melillo.





