Nella notte l’Inter ha annunciato la scomparsa di Sandro Mazzola, storico simbolo nerazzurro e del calcio mondiale, morto all’età di 83 anni.
La nota ufficiale diffusa dal club e firmata dal presidente Giuseppe Marotta, dal vicepresidente Javier Zanetti e dall’allenatore Cristian Chivu ha formalizzato il cordoglio per la perdita di un atleta capace di segnare un’epoca irripetibile con 565 presenze ufficiali. 
L’esordio in prima squadra avvenne il 10 giugno 1961 nella celebre ripetizione di Juventus-Inter, partita affrontata schierando la formazione Primavera per scelta della dirigenza. In quella gara terminata 9-1 per i bianconeri, un diciottenne Mazzola mise a segno l’unica rete nerazzurra, avviando una carriera da 158 gol complessivi. La consacrazione internazionale giunse nella finale di Coppa dei Campioni del 1964 a Vienna contro il Real Madrid, dove firmò una doppietta storica prima dell’abbraccio negli spogliatoi.
“Sei degno di tuo papà Valentino – gli disse il fortissimo ungherese Ferenc Puskas – regalandogli la maglia“. Quel successo per 3-1 spalancò le porte alla Grande Inter guidata da Helenio Herrera e presieduta da Angelo Moratti, capace di conquistare quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.
Dal debutto con il 9-1 contro la Juventus alla santificazione al Prater di Vienna con la maglia di Puskas
“Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia – si legge nella nota ufficiale diffusa dal club – e lui è stato la storia dell’Inter, entratoci da ragazzino per non uscirne più“. Terminata l’attività agonistica nel 1977, il suo legame con i colori nerazzurri è proseguito nelle vesti di dirigente e direttore sportivo, rivelandosi figura centrale in storiche operazioni di mercato.
Oltre ad aver riportato a Milano il portiere Walter Zenga dalla Sambenedettese e ad aver accarezzato i dettagli per gli ingaggi poi sfumati di Michel Platini e Falcao, Mazzola fu decisivo per l’arrivo del “Fenomeno” Ronaldo. Alla presentazione ufficiale di R9 nella sede societaria, l’attaccante brasiliano posò proprio al fianco di Luis Suarez e del dirigente nerazzurro. 
“Sandro Mazzola è stato un calciatore universale – ha sottolineato il club ricostruendo le sue tappe giovanili – capace di superare il fardello pesante di un papà che pareva invincibile“. La crescita umana e tecnica del giovane, rimasto orfano a sei anni dopo il disastro aereo di Superga, era passata per le sfide all’oratorio San Lorenzo a Milano contro Adriano Celentano e le lezioni tattiche impartite da Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi.
Con la sua scomparsa, del gruppo storico della Grande Inter rimangono in vita soltanto Aristide Guarneri, Gianfranco Bedin e Angelo Domenghini. Nel salutare la sua bandiera, il club ha voluto ricordare l’ultimo profondo testamento spirituale confidato dal campione durante le sue recenti visite ad Appiano Gentile. “Il suo unico e ultimo desiderio era essere ricordato come un bravo uomo – conclude la nota dell’Inter – che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1″.





