Il 16 settembre 2026 la quotazione del gasolio alla pompa ha infranto ogni record storico salendo a una media nazionale di 2,246 euro al litro in modalità self service, superando di quasi due centesimi il precedente massimo di 2,229 euro registrato il 17 marzo 2022.
Con il greggio Brent ormai a ridosso dei 110 dollari al barile e la quotazione all’ingrosso del diesel oltre i 1.200 euro per mille litri, l’allarme sui prezzi dei carburanti è esploso lungo la rete stradale e autostradale italiana. 
Mentre le associazioni dei consumatori stimano un potenziale impatto economico fino a 19,4 miliardi di euro a carico della collettività, resta il nodo cruciale di cosa deciderà l’esecutivo alla vigilia della scadenza del taglio delle accise.
I rilevamenti condotti su un campione di 24.004 punti vendita attivi mostrano un quadro di rialzi diffusi su tutte le tipologie di carburante. L’aumento consigliato dai marchi Eni, Q8 e Tamoil ha spinto la benzina self service a 2,133 euro al litro, valore ancora inferiore di otto centesimi rispetto al record del 2022, mentre il servito raggiunge i 2,243 euro al litro. Sulla rete autostradale i listini si mostrano ancora più pesanti: il gasolio self ha sfondato quota 2,3 euro attestandosi a 2,326 euro al litro, affiancato dalla benzina a 2,222 euro al litro.
L’impennata dei listini sulla rete stradale e autostradale tra rincari delle compagnie e pompe bianche
Il differenziale tra gli impianti delle grandi compagnie e le cosiddette pompe bianche rimane contenuto nell’ordine di uno o due centesimi al litro per i carburanti tradizionali. In particolare, per il diesel in modalità self le compagnie praticano una media di 2,237 euro al litro contro i 2,218 euro dei distributori indipendenti. Tra le diverse fonti energetiche il metano segna l’incremento più marcato attestandosi a 1,855 euro al kg in rete ordinaria, mentre il GPL rimane stabile attorno ai 0,748 euro al litro e il GNL registra un lieve calo a 1,729 euro al kg.
Senza la misura di contenimento fiscale sulle accise in scadenza giovedì 17 settembre, il costo medio del gasolio schizzerebbe immediatamente a 2,416 euro al litro. Alla vigilia del Consiglio dei ministri chiamato a varare gli interventi di contrasto all’emergenza energetica, l’orientamento prevalente punta a una sedicesima proroga tecnica della misura per una settimana, rinviando eventuali interventi selettivi parametrati sul reddito non ancora definiti sul piano operativo. 
“L’aumento continuo dei prezzi dell’energia – ha affermato la premier Giorgia Meloni nel corso del colloquio con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa – richiede azioni mirate e immediate a livello europeo, a sostegno delle imprese e dei cittadini“. L’agenda di Palazzo Chigi guarda con attenzione al 22 settembre, data della pubblicazione dei dati Istat sui conti pubblici. L’eventuale discesa del rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3 per cento consentirebbe l’uscita dalla procedura d’infrazione e l’attivazione della maggiore flessibilità di bilancio prevista dalle norme comunitarie per il settore energetico.
Le proiezioni economiche presentate dalle organizzazioni di tutela dei consumatori tracciano una stangata diretta sui bilanci familiari. Secondo le stime dell’Adusbef, l’aumento dei prezzi comporta un extra costo di 695 euro annui per ciascuna autovettura diesel rispetto al 2025, per un peso complessivo di 11,5 miliardi sul parco auto circolante, cui si sommano 465,6 euro annui per i veicoli a benzina per ulteriori 7,9 miliardi.
“L’unica strada per fermare l’escalation”
“Un atto di coraggio – ha sottolineato il presidente di Adusbef Antonio Tanza sollecitando l’intervento dell’esecutivo – ricorrendo a prezzi amministrati temporanei per benzina e gasolio, così come previsto da una apposita delibera Cipe, rappresenta l’unica strada per fermare l’escalation“. Dello stesso avviso il Codacons e Assoutenti, le quali avvertono sul rischio di un effetto domino sui prezzi al consumo e sulle bollette invernali. “Interventi selettivi e bonus legati al reddito – hanno avvertito i rappresentanti del Codacons – aiuterebbero solo una minima parte delle famiglie“, chiedendo invece il rafforzamento del taglio delle accise.
Nel frattempo, l’Aula della Camera ha avviato le dichiarazioni di voto finale sul decreto recante disposizioni urgenti sui prezzi petroliferi e la gestione di Ilva Spa, che dovrà completare l’iter parlamentare con il passaggio al Senato ed essere convertito in legge entro il 25 settembre. Sempre dal 22 settembre prenderà il via la presentazione delle domande per il bonus colonnine ad uso privato, sostenuto da una dotazione di 68 milioni di euro fino al 2030 con coperture fino all’80 per cento delle spese sostenute.





