“L’epidemia si è diffusa rapidamente e il rischio di un’ulteriore diffusione a livello nazionale e internazionale rimane elevato. Questa è la seconda epidemia di Ebola più grande mai registrata e si sta diffondendo più rapidamente di qualsiasi epidemia precedente”.
A parlare è Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), a circa cento giorni dalla dichiarazione dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc). 
Nell’ultima settimana, i decessi causati dall’Ebola sono stati registrati a un ritmo di circa uno ogni mezz’ora. Dall’inizio dell’epidemia e fino al 16 agosto, le autorità nazionali hanno registrato oltre 5mila casi confermati e più di 2.400 decessi. Oltre il 60% dei decessi csi è verificato al di fuori, e spesso molto lontano, dai centri di trattamento per l’Ebola.
“L’epidemia è ben lungi dall’essere sotto controllo. – ha continuato Ghebreyesus – Aveva un grande vantaggio iniziale e noi stiamo ancora cercando di recuperare. Ciò che mi preoccupa di più è il luogo in cui le persone muoiono: a casa, nelle loro comunità, al di fuori dei centri di cura e al di fuori delle liste di contatti conosciute. Ogni decesso di questo tipo indica una catena di trasmissione che non abbiamo ancora individuato”.
Il rilascio di dosi del vaccino Ervebo
La scorsa settimana, il governo della Repubblica Democratica del Congo ha richiesto il rilascio di dosi del vaccino Ervebo dalle scorte globali di vaccini contro il virus Ebola, gestite dal Gruppo di Coordinamento Internazionale per la Fornitura di Vaccini (Icg). La richiesta riguardava l’utilizzo del vaccino nell’attuale epidemia di malattia da virus Bundibugyo.
Il vaccino Ervebo è autorizzato e raccomandato per l’uso in caso di epidemie di malattia da virus Ebola (precedentemente denominata ebolavirus Zaire). L’Icg ha informato il governo di un rilascio iniziale immediato di 70mila dosi. Lo stanziamento comprende 20mila dosi per una sperimentazione clinica di fase 3 volta a comprendere l’impatto del vaccino sul virus Bundibugyo e 50mila dosi per il personale sanitario in prima linea. 
Non è noto, però, se Ervebo possa proteggere gli esseri umani dal ceppo Bundibugyo, individuato come il principale responsabile dell’epidemia. I primi dati di laboratorio e sugli animali suggeriscono comunque che potrebbe fornire una certa protezione.
In prima linea nella Rdc c’è anche l’organizzazione internazionale Medici senza frontiere (Msf). “Questa epidemia continua a diffondersi e procede più velocemente della risposta messa in campo. – ha affermato Javid Abdelmoneim, presidente internazionale di Msf – I centri di trattamento restano essenziali per salvare vite umane, ma la risposta richiede più dei soli posti letto aggiuntivi”.
“Il rischio non si ferma ai confini della Repubblica Democratica del Congo”
Attualmente Msf sta rispondendo all’epidemia nelle province di Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Tshopo e Haut-Uélé. Le équipe di Msf gestiscono 6 centri di trattamento per l’Ebola e unità di isolamento nelle aree colpite, con oltre 430 posti letto disponibili, pari a circa un terzo della capacità totale della risposta. Più di 1.400 operatori di Msf sono impegnati nelle attività di risposta all’epidemia. Dall’inizio dell’emergenza, le équipe hanno ricoverato oltre 1.900 pazienti, di cui 720 con diagnosi confermata di Ebola.
“Il rischio non si ferma ai confini della Repubblica Democratica del Congo. – ha concluso il direttore generale dell’Oms – L’Uganda ha già bloccato la trasmissione dopo il primo focolaio e mi complimento con il governo e il popolo ugandese per la loro risposta decisa. Ma il mese scorso un viaggiatore ha portato il virus in Francia. Le frontiere possono rallentare la risposta, ma non fermano un virus”.





