“Rispetto al 2021 il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato del 24%, mentre nello stesso periodo il costo del caffè Arabica è cresciuto dell’80%”. Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè, ha sintetizzato così al Meeting di Rimini la distanza tra la corsa della materia prima e il rincaro pagato dai consumatori. 
Il prezzo dell’espresso si avvicina oggi a 1,30 euro, mentre l’Arabica è passata dai 170 centesimi di dollaro per libbra del 2021 ai 305 dei primi mesi del 2026. Una crescita che aziende e bar hanno trasferito solo in parte sul listino finale.
Il calcolo: la tazzina arriverebbe a 1,89 euro
Per misurare la differenza si può partire dal prezzo indicativo di 1,30 euro. Eliminando l’aumento del 24% maturato dal 2021, la tazzina costava allora circa 1,05 euro. Applicando a quella cifra lo stesso incremento dell’80% registrato dall’Arabica, il prezzo teorico salirebbe a 1,89 euro, 59 centesimi in più rispetto al livello attuale.
Si tratta di una simulazione matematica, distinta da una previsione commerciale. Il prezzo del caffè verde incide soltanto su una parte del conto pagato al bar, formato anche da personale, affitti, energia, trasporto, attrezzature, imposte e servizio.
I costi assorbiti dalle imprese
Scocchia ha spiegato che, insieme alla materia prima, “sono aumentati per le aziende e per i pubblici esercenti sia i costi energetici che quelli logistici, a causa dello scenario geopolitico internazionale”.
Ogni operatore ha quindi scelto quale quota scaricare sui prezzi. L’amministratrice delegata ha precisato che “ogni azienda ha dovuto decidere quanto di questo aumento dei costi riflettere a valle e quanto mantenere sulle proprie spalle”, aggiungendo che illycaffè ha assorbito «una quota significativa».
L’Arabica scende dai picchi, ma resta cara
Le quotazioni del caffè verde hanno registrato una riduzione rispetto ai massimi del 2025. Scocchia ha ricordato che i livelli superiori ai 400 centesimi per libbra sono durati circa un mese, mentre la media dello scorso anno si è fermata a 368. 
Il 21 agosto il valore indicato era di 330 centesimi. “Rispetto a quel valore, le quotazioni attuali risultano inferiori, ma la riduzione è contenuta”, ha osservato la manager.
Il rito del bar resiste ai rincari
I prezzi più alti hanno lasciato stabile la frequenza dei consumatori. Citando le ultime rilevazioni Fipe, Scocchia ha riferito che nei primi cinque mesi del 2026 i bar hanno contato circa due miliardi di accessi, in linea con il 2025. “Il caffè fuori casa continua ad essere un’abitudine profondamente radicata per gli italiani”, ha concluso.
Ne abbiamo parlato anche qualche giorno fa, va qui.





