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Cronaca

Sei donne uccise in pochi giorni: cosa accade davvero dopo una denuncia

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Giovanna Sorrentino

Si chiamavano Maria D’Alessandro, Tania Terrin, Ornella Forastefano, Joanna Rouissi, Carmela Bifano e Michela Rubiu. Avevano vita, famiglie, lavori e storie diverse ma il destino ha voluto per loro la stessa fine: la morte per mano di un ex compagno. Sono state uccise in una sequenza di violenza tra Ferragosto e il 18 agosto.

Sei donne uccise in pochi giorni: cosa accade davvero dopo una denuncia
(Foto Ansa e Social) – notizie.com

E ora, come sempre accade quando si tratta di un femminicidio, torna attuale il tema della prevenzione. Cosa poteva essere fatto? Cosa è successo nell’iter delle denunce? Quanto riesce a proteggere il Codice rosso?

Maria e Tania, uccise a Ferragosto

A Sant’Angelo a Cupolo, nel Beneventano, Maria D’Alessandro, 75 anni, è stata colpita mortalmente con un coltello nella sua abitazione. Il marito, Faustino Cardillo, 76 anni, ha chiamato i carabinieri e ha poi tentato di togliersi la vita. Dopo le cure è stato arrestato ha ammesso il delitto nel corso dell’interrogatorio. L’uomo si trova in carcere.

La sera di Ferragosto, a Camponogara, nel Veneziano, Tania Terrin, 39 anni, è stata uccisa nell’appartamento dell’ex compagno Dino Keber, 43 anni, trovato poi morto suicida. Ad aprile la donna aveva denunciato maltrattamenti e lesioni, il questore aveva ammonito l’uomo a giugno. Dagli accertamenti sono emerse anche tre tre precedenti denunce presentate da altre quattro ex compagne e poi ritirate.

Maria e Tania, uccise a Ferragosto (Ansa Foto) – notizie.com

Il 17 agosto è morta a Cagliari Michela Rubiu, 47 anni, dopo 25 giorni di agonia. Era stata colpita alla nuca da un proiettile sparato dal marito, reo confesso.

Ornella e Joanna, le ultime ore

Ornella Forastefano, 46 anni, è arrivata in condizioni disperate davanti all’ospedale di Trebisacce, nel Cosentino, dopo un violento pestaggio. È morta per le ferite riportate. Il compagno, Elvis Metvelaj, 42 anni, è stato fermato al porto di Bari e si trova in custodia cautelare. Gli investigatori lo ritengono responsabile dell’aggressione. L’uomo ha scelto di restare in silenzio davanti al giudice.

A Colleferro, vicino Roma, Joanna Rouissi, 50 anni e madre di cinque figli, è stata uccisa in casa. A dare l’allarme è stata una figlia. Secondo gli investigatori, uno dei figli avrebbe assistito all’aggressione. La Procura di Velletri procede per femminicidio, mentre i minori sono stati accolti in una struttura protetta.

Nello stesso giorno, il 18 agosto, Carmela Bifano, 72 anni, è stata trovata morta a Corigliano-Rossano, nel Cosentino. Per il suo omicidio è stato fermato il marito.

Cosa può fare davvero il Codice rosso

Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha definito la morte di Tania “una sconfitta per lo Stato” e ha riferito che, insieme al ministro Carlo Nordio, sta valutando l’invio di ispettori alla Procura di Venezia. Sarà quell’esame a chiarire se la procedura sia stata applicata correttamente e in quale passaggio la protezione sia rimasta insufficiente.

Nel caso di Tania c’erano denunce pregresse ed un ammonimento del questore, cioè un ordine nei confronti di Keber di interrompere la sua condotta. Si tratta di una misura meno restrittiva rispetto alle altre previste in questi casi, come il divieto di avvicinamento, la custodia cautelare in carcere e il braccialetto elettronico.

Cosa può fare davvero il Codice rosso – notizie.com

Tania aveva denunciato l’ex ad aprile e la Procura aveva aperto un’indagine per maltrattamenti e lesioni. Nel frattempo, per lei era stata disposta la cosiddetta vigilanza dinamica, cioè controlli periodici sotto casa delle forze dell’ordine.

Per tutte queste ragioni si è mossa anche la politica. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha proclamato il lutto regionale per i funerali della donna. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia ha parlato di “fallimento” ed ha esortato a capire bene cosa non abbia funzionato nel Codice Rosso.

Bongiorno: “Le leggi ci sono, vanno applicate”

Sulla vicenda è intervenuta anche Martina Semenzato, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, secondo cui in certi casi va previsto il carcere e non le misure di prevenzione. Anche la segretaria Dem Elly Schlein ha posto il tema dell’efficacia “del sistema di protezione delle vittime di violenza”.

Nel dibattito è entrata anche Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e una delle ideatrici del Codice Rosso, legge del 2019, che crea una corsia rapida per i reati di violenza domestica e di genere. In un’intervista al Corriere ha spiegato che non serve creare altre leggi. Secondo lei devono essere applicate quelle che già esistono e allo stesso tempo lavorare sulla formazione delle forze dell’ordine e della magistratura. Sono loro infatti, che si occupano delle denunce, delle indagini e delle misure da applicare.

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