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Esteri

Migranti, ora anche Vienna li rimanda in Italia: l’effetto domino che preoccupa Roma

Published by
Giovanna Sorrentino

Quattro richiedenti asilo sono già tornati in Italia dall’Austria con un biglietto ferroviario o dell’autobus pagato dalle autorità di Vienna. I trasferimenti sono avvenuti dal 12 giugno, giorno dal quale si applica il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Il numero è limitato, ma riapre una rotta ferma da anni dopo le iniziative di Germania e Svizzera.

Migranti, ora anche Vienna li rimanda in Italia: l’effetto domino che preoccupa Roma (Ansa Foto) – notizie.com

Si tratta dei cosiddetti “dublinanti”, persone entrate o registrate in Italia che hanno poi sono andati in un altro Paese e chiesto lì la protezione. Il trasferimento riporta il richiedente nello Stato individuato come responsabile dell’esame della domanda: è quindi diverso dall’espulsione verso il Paese d’origine.

Dallo stop del 2022 ai primi rientri

Nel dicembre 2022 il Viminale aveva sospeso i trasferimenti in ingresso, dando come motivazione l’impossibilità dell’Italia di accoglierli tutti. Da quel momento si sono accumulate circa 80mila richieste di presa in carico fino alla fine del 2025. Secondo Eurostat nel solo 2025 l’Italia ne ha ricevute 24.152, mentre i trasferimenti eseguiti sono stati 85.

La Germania ha riaperto il confronto con Roma sui primi casi. La Svizzera ha prenotato i voli dalla fine di agosto, partendo da trasferimenti singoli e graduali. Secondo Berna al momento sono 652 le persone che possono ancora essere state trasferite in Italia. Vienna non ha ancora comunicato numeri potenziali.

Quanto può crescere l’effetto domino

Le 24mila richieste del 2025 indicano pratiche amministrative, mentre gli arrivi effettivi sono molto inferiori. Ogni posizione va verificata singolarmente, quindi non è detto che tutti i migranti possano tornare in Italia.

Quanto può crescere l’effetto domino (Ansa Foto) – notizie.com

Per renderci conto del possibile effetto domino possiamo riferimento ai dati che vanno dal 2018 al 2022, quando nel nostro Paese rientrarono 17.605 persone, cioè poco più di 3.500 all’anno. Poi c’è stato lo stop del Viminale.

Gli strumenti a disposizione dell’Italia

Ma cosa può fare Roma? Innanzitutto può contestare i singoli casi di migranti, quando non ci sono prove sufficienti che siano approdati in Italia, quando prevalgono legami familiari con un altro Stato oppure quando la proceduta applicata risulta errata.

Nel caso di questi migranti che potrebbero arrivare, il governo italiano sostiene che le posizioni precedenti il 12 giugno appartengano a una fase chiusa. La Germania sostiene un punto di vista diverso.

A livello europeo l’Italia può appellarsi alla solidarietà richiamata nel Patto sulla migrazione e l’asilo che prevede ricollocazioni e sostegno economico. In via eccezionale poi, può chiedere l’attivazione del meccanismo europeo di crisi.

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Giovanna Sorrentino