La nuova direttiva UE qualifica il software come prodotto, nuove tutele per i consumatori danneggiati. Cambia la responsabilità dei produttori: risarcibili anche la perdita di dati e danni causati da software difettosi.
Per i consumatori europei arriva una novità che cambierà il rapporto con software, applicazioni e servizi digitali. Stanno entrando in vigore le nuove regole europee sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi. 
Con la Direttiva Ue 2024/2853 il software viene espressamente qualificato come prodotto ai fini della responsabilità civile. Il 9 dicembre 2026 è il termine entro cui gli Stati membri devono recepire la direttiva nel diritto nazionale.
La svolta nella responsabilità digitale
L’associazione Codici ha analizzato questa novità, segnalando che questa misura supera molte incertezze che per anni hanno caratterizzando il diritto europeo: “Il Italia il decreto attuativo non è ancora stato adottato e come associazione seguiremo
L’associazione Codici ha analizzato questa novità, segnalando che questa misura supera molte incertezze che per anni hanno caratterizzando il diritto europeo: “Il Italia il decreto attuativo non è ancora stato adottato e come associazione seguiremo l’iter di recepimento perché la novità è importante. Si tratta, infatti, di una modifica di grande rilievo perché supera un’incertezza normativa che per decenni ha caratterizzato il diritto europeo”.
A parlare è l’avvocata Antonella Votta, responsabile del Settore Privacy e Nuove Tecnologie di Codici. “Fino ad oggi il software non era disciplinato in modo espresso dalla normativa sulla responsabilità da prodotto difettoso, creando difficoltà per i consumatori che subivano danni causati da applicazioni, programmi informatici o sistemi digitali”.
Le nuove regole estendono il regime della responsabilità da prodotto difettoso ai software, comprese le applicazioni, i sistemi di IA e gli aggiornamenti che incidono sul funzionamento del prodotto. La disciplina prevede inoltre un alleggerimento dell’onere probatorio a favore del consumatore e amplia le categorie di danno risarcibile, includendo anche la perdita o la corruzione dei dati e i danni alla salute psicologica medicalmente accertati. 
“Si tratta di una svolta storica che pochi consumatori conoscono – sottolinea l’avvocato Votta – Con le nuove regole europee viene finalmente riconosciuto un principio semplice: anche il software può essere difettoso e chi lo produce deve risponderne. Fino ad oggi, invece, chi subiva un danno causato da un software difettoso si trovava spesso di fronte a percorsi complessi e incerti per ottenere tutela”.
Responsabilità estesa lungo la filiera
La direttiva prevede che la responsabilità possa estendersi non solo al produttore del software, ma anche ad altri soggetti della filiera come importatori, distributori e operatori che intervengono con aggiornamenti o modifiche sostanziali del prodotto digitale.
“Pensiamo ad un’applicazione che provoca la perdita di dati personali ad un software che genera errori in operazioni economiche oppure ad un sistema digitale che presenta vulnerabilità note e non corrette.”, osserva l’avvocato Votta. “In situazioni come queste il consumatore avrà strumenti più efficaci per chiedere il risarcimento dei danni subiti”.
La vera sfida, conclude Votta, “sarà trasformare questo importante intervento normativo in uno strumento concretamente utilizzabile dai cittadini. Troppo spesso i consumatori scoprono i propri diritti soltanto dopo aver subito un danno. Per questo è fondamentale avviare fin da subito una campagna di informazione sulle nuove tutele previste dalla normativa europea, affinché nessuno resti privo degli strumenti necessari per difendersi”.





