Il riscaldamento globale supererà probabilmente entro pochi anni la soglia di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, il limite più ambizioso indicato dall’Accordo di Parigi. L’allarme arriva dal nuovo rapporto Limiting Overshoot del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, che sposta ormai l’attenzione su quanto durerà lo sforamento e su quale temperatura massima verrà raggiunta. 
Nello scenario più favorevole analizzato dall’Unep, l’aumento arriverà a un picco di 1,8 gradi. Le altre traiettorie prospettano valori superiori ai due gradi, associati a conseguenze progressivamente più difficili da contenere.
Cosa significa superare 1,5 gradi
La soglia stabilita a Parigi riguarda un aumento della temperatura globale mantenuto nel lungo periodo e calcolato rispetto alla media del 1850-1900. Il superamento registrato durante un singolo anno, come accaduto nel 2024, rappresenta un segnale diverso dalla violazione stabile dell’obiettivo climatico.
L’Organizzazione meteorologica mondiale stima una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi. Il rapporto Unep affronta invece una prospettiva più profonda: l’ingresso in una fase di sforamento destinata a proseguire fino a quando le emissioni e la concentrazione di gas serra consentiranno un’inversione della curva.
Lo scenario di superamento, picco e discesa
La strategia indicata dall’Onu viene sintetizzata in tre passaggi: superamento, picco e successiva riduzione. L’obiettivo consiste nel contenere l’aumento, raggiungere rapidamente il punto massimo e riportare poi la temperatura sotto 1,5 gradi.
Questo percorso richiede tagli immediati e costanti alle emissioni di anidride carbonica e metano, il raggiungimento delle emissioni nette zero e, successivamente, una fase di emissioni negative. La rimozione della CO2 dall’atmosfera potrà avvenire attraverso riforestazione e tecnologie dedicate, accompagnate da regole rigorose.
L’Unep precisa che la rimozione del carbonio rappresenta uno strumento aggiuntivo e può produrre risultati soltanto insieme alla riduzione dei combustibili fossili.
I rischi aumentano a ogni frazione di grado
Ogni decimo di grado e ogni anno trascorso sopra la soglia accrescono l’intensità delle ondate di calore, delle siccità, degli incendi e delle alluvioni. Aumentano inoltre i rischi per salute, produzione alimentare, disponibilità d’acqua, città costiere, infrastrutture ed economie.
Uno sforamento più alto e prolungato può avvicinare punti di rottura irreversibili, come la destabilizzazione delle grandi calotte glaciali, il deterioramento dell’Amazzonia e l’alterazione delle correnti atlantiche.
Anche un successivo ritorno sotto 1,5 gradi lascerebbe danni permanenti. Per questo l’Onu chiede di affiancare alla mitigazione investimenti nell’adattamento, proteggendo territori e comunità vulnerabili dagli effetti ormai inevitabili del cambiamento climatico.





