“Mio nipote era a Nuseirat. Era andato a prendere dell’acqua potabile. Era in fila con altri bambini, e l’hanno ucciso. Aveva 10 anni. Andare a prendere l’acqua non dovrebbe essere pericoloso”.
È il racconto terribile di Hanan, una donna palestinese di Gaza City, finito nel rapporto internazionale di Medici senza frontiere (Msf), intitolato Water as a weapon: Israel’s destruction and deprivation of water and sanitation in Gaza. 
Secondo Msf le autorità israeliane starebbero utilizzando l’accesso all’acqua come arma contro i palestinesi, privando sistematicamente la popolazione di Gaza dell’acqua in una campagna di “punizione” collettiva. Stando a quanto emerge dal dossier, la negazione deliberata dell’acqua sarebbe “parte integrante del genocidio perpetrato da Israele”.
Il rapporto di Msf ha documentato come il ripetuto uso dell’acqua come arma da parte delle autorità israeliane non sia costituito da atti isolati, ma faccia parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo. Ciò avverrebbe parallelamente all’uccisione diretta di civili, alla devastazione delle strutture sanitarie e alla distruzione delle abitazioni che costringe a sfollamenti di massa. Insieme, costituiscono un’imposizione deliberata di condizioni distruttive e disumane ai palestinesi a Gaza.
Gaza, Msf: “Un contesto perfetto per la diffusione delle malattie”
“Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l’ingresso di rifornimenti idrici. – ha affermato Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di Msf – I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l’acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie”.
Israele ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Le équipe di Msf hanno documentato casi in cui l’Esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un’ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. 
Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell’acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature. L’effetto cumulativo della scarsità d’acqua provocata dalle autorità israeliane è che semplicemente non è possibile fornire acqua a sufficienza alla popolazione. Dopo le autorità locali, Msf è il principale produttore e distributore di acqua potabile a Gaza.
Tra maggio e novembre 2025, una distribuzione su cinque si è esaurita perché i camion non sono riusciti a trasportare acqua a sufficienza per tutte le persone che ne avevano bisogno. Gli ordini di sfollamento dell’Esercito israeliano hanno impedito ai team di Msf di accedere alle aree in cui veniva fornita acqua a centinaia di migliaia di persone, causando l’interruzione dei servizi essenziali e la perdita di infrastrutture salvavita.
Le conseguenze di questa privazione dell’accesso all’acqua hanno un impatto di vasta portata sulla salute, l’igiene e la dignità delle persone, in particolare per le donne e le persone con disabilità. L’accesso all’igiene di base, compresa l’acqua pulita, il sapone, i pannolini e i prodotti per l’igiene mestruale, è diventato estremamente difficile. Le persone sono costrette a scavare buche nella sabbia come latrine, che si allagano e contaminano l’ambiente circostante e le falde acquifere con le feci.





