“Alla luce degli sviluppi internazionali, il Ministero dell’Interno ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza su tutto il territorio nazionale”.
È con queste parole che nelle scorse il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto al Viminale dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha comunicato la propria risoluzione, accompagnata da un numero: 28mila. 
Si tratta della quantità di obiettivi sensibili vigilati in Italia a seguito degli attacchi in Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Il conflitto sta gettando le basi per diventare regionale, e Teheran ritiene obiettivi legittimi basi e infrastrutture in diversi Paesi alleati di Washington e Tel Aviv. Nelle scorse ore è stata colpita una base inglese a Cipro.
Il Viminale ha quindi deciso per l’implementazione delle riunioni del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, e “l’innalzamento del dispositivo di sicurezza in vista delle prossime manifestazioni, per garantirne lo svolgimento in condizioni di massima sicurezza”. Nel mirino, dunque, eventuali minacce provenienti dai cosiddetti “lupi solitari” che potrebbero mettere in atto azioni dimostrative.
L’intelligence italiana su siti religiosi, Ambasciate, manifestazioni
Rafforzata l’attività di intelligence con l’obiettivo di intercettare movimenti sospetti sul web, attraverso il monitoraggio di forum e canali social alla ricerca di segnali di radicalizzazione o pianificazione di blitz. A Roma l’attenzione è massima nelle aree del Ghetto ebraico e delle Ambasciate, e per i sit-in in programma nei prossimi giorni per esprimere solidarietà al popolo iraniano.
Due le mobilitazioni annunciate per oggi pomeriggio alle 18 in contemporanea: una in piazza Santi Apostoli organizzata dal Comitato 7 Ottobre e una contromanifestazione nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti di via Veneto “contro l’aggressione imperialista” a Teheran a cui parteciperanno gli antagonisti. Si scenderà in piazza pure a Milano, alla stessa ora, davanti al consolato degli Usa.
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Ma quali sono gli altri obiettivi sensibili e come il Viminale è giunto a contare oltre 28mila siti sotto vigilanza preventiva? C’è da considerare, in primis, le infrastrutture militari, italiane e alleate, che comprendono caserme dell’Esercito, basi operative e centri logistici. E poi basi e stazioni navali della Marina, basi aeree e aeroporti militari dell’Aeronautica, poligoni di tiro e aree addestrative, depositi munizioni e carburanti e centri di comando, intelligence e telecomunicazioni militari.
L’Italia, com’è noto, ospita diverse infrastrutture statunitensi, formalmente sotto sovranità italiana ma con utilizzo concesso alle forze Usa nell’ambito degli accordi bilaterali e Nato. Tra di esse le basi di Napoli, Aviano e Sigonella. Ma da dati ufficiali e documenti tecnici, la sorveglianza comprende anche infrastrutture critiche e servizi essenziali, come aeroporti e porti, stazioni ferroviarie e metro, reti elettriche, impianti di produzione e stoccaggio di energia, centri di telecomunicazioni.
I siti classificati come infrastrutture critiche
Ovvero tutti i siti classificati come infrastrutture critiche ai sensi del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e della normativa italiana sugli assetti di sicurezza dei servizi essenziali. In lista di sono poi luoghi istituzionali e diplomatici, come Ministeri, Prefetture, Questure, Ambasciate, consolati, ma anche residenze ufficiali di capi di Stato o di governo in visita.
Come per il Ghetto ebraico, è stata rafforzata la vigilanza dei siti con forte afflusso di persone o rilevanza simbolica: sinagoghe, chiese, moschee, musei, archivi e centri di arte e patrimonio. Sotto stretta sorveglianza poi le manifestazioni, i raduni, gli eventi sportivi di massa, eventi internazionali con presenza di personalità straniere. Infine, con l’evoluzione delle minacce, anche informatiche, le autorità sono tenute a monitorare le infrastrutture digitali, i data center, le reti finanziarie e i sistemi di pagamento elettronici.





