Una Corte statunitense ha dichiarato incostituzionali e quindi illegittimi i dazi che il presidente Donald Trump ha imposto per favorire l’economia degli Usa. Ecco tutti i dettagli.
La Corte d’appello degli Stati Uniti per il Circuito federale ha dichiarato incostituzionali i dazi doganali scatenati dal presidente Donald Trump. Per il momento, però, ha mantenuto in vigore le tariffe.
Secondo i giudici il tycoon non ha alcun diritto di imporre dazi doganali, così come non gli sarebbe consentito dichiarare emergenze nazionali. La Corte d’appello ha confermato in gran parte una decisione di maggio di una Corte commerciale federale specializzata di New York. I magistrati hanno però annullato una parte di quella sentenza che annullava subito i dazi. Concedendo così alla Casa bianca un margine di tempo, fino al 14 ottobre, per ricorrere alla Corte Suprema.
La decisione complica le ambizioni di Trump di stravolgere completamente decenni di politica commerciale americana. Il presidente potrebbe ricorrere a leggi alternative per l’imposizione di tasse sulle importazioni. Ma esse limiterebbero la velocità e la severità con cui potrebbe agire. I dazi hanno scosso i mercati globali, alienato partner commerciali e alleati degli Stati Uniti. E sollevato timori di prezzi più alti e di una crescita economica più lenta.
Dazi, il destino degli accordi con mezzo mondo
Trump ha anche utilizzato le imposte per fare pressione sull’Unione europea, sul Giappone e su altri Paesi affinché accettassero accordi commerciali unilaterali e per immettere decine di miliardi di dollari nel Tesoro federale per contribuire a finanziare i massicci tagli fiscali che ha firmato il 4 luglio. La sentenza, con 7 voti a favore e 4 contrari, solleva dubbi sugli accordi che Trump ha stipulato con l’Unione europea, il Giappone, la Corea del Sud e altri importanti partner commerciali.
L’obiettivo degli accordi era ridurre le aliquote tariffarie “reciproche” sulle loro importazioni rispetto ai livelli originariamente stabiliti dall’amministrazione ad aprile. La sentenza minaccia inoltre i dazi che Trump ha imposto a Cina, Canada e Messico per fare pressione su questi Paesi affinché intervengano di più per impedire l’ingresso negli Stati Uniti di spedizioni di fentanyl e precursori chimici. La sentenza, tuttavia, non entrerà in vigore prima del 14 ottobre, dando all’Amministrazione Trump il tempo di presentare ricorso alla Corte Suprema.
Nelle ultime ore, inoltre, il presidente ha dichiarato che non avrebbe speso 4,9 miliardi di dollari in aiuti esteri approvati dal Congresso, tagliando di fatto il bilancio senza passare attraverso il ramo legislativo. La lettera è stata pubblicata venerdì mattina sull’account X dell’Ufficio di Gestione e Bilancio della Casa Bianca.
La mossa di Trump si basa su uno strumento inutilizzato da quasi 50 anni, noto come “pocket rescission”. Un presidente presenta una richiesta al Congresso di non spendere fondi approvati verso la fine dell’anno fiscale, in modo che il Congresso non possa deliberare sulla richiesta entro i 45 giorni previsti, e di conseguenza i fondi non vengono spesi. L’anno fiscale si conclude alla fine di settembre.