È presto per discutere dell’invio dei peacekeeper dell’Onu in Ucraina. O meglio “è superfluo”. La Russia non accetterà il cessate il fuoco con garanzie di sicurezza per Kiev. E per Putin l’unico interlocutore al momento è Trump. 
“La Russia ha raggiunto il suo scopo: creare una spaccatura nell’alleanza transatlantica, mettendo l’Europa in serio pericolo. Purtroppo non escludo la possibilità di un attacco di Putin su uno dei membri della Nato, con la convinzione che gli Usa non interverranno a difesa, ad esempio, di uno dei Paesi Baltici. Gli Stati Uniti, con le dichiarazioni e le scelte di politica estera, stanno rafforzando questa percezione nel Cremlino. Tutto ciò ha compromesso la tenuta dell’articolo 5, con conseguenze da qui a sei mesi”.
Non usa mezzi termini Nona Mikhelidze, responsabile di ricerca dell’Istituto Affari Internazionali. Contattata da Notizie.com, aggiunge che “il piano di Londra di ieri è stato una risposta agli Usa” dopo le dichiarazioni del segretario di Stato Marco Rubio, che ha dichiarato che gli europei parlano di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e del cessate il fuoco senza avere un piano concreto. Dunque il piano “è stato creato per mostrare a Trump qual è il concetto europeo di pace giusta“.
Inoltre, secondo la politologa, al momento è “superfluo parlare dell’invio dei peacekeeper“. Il punto più concreto del piano di Londra di ieri, domenica 2 marzo, è il primo, “quello in cui si parla di aumentare la spedizione delle armi in Ucraina se la guerra continuerà”. Questo perché “tutti sanno che la Russia non è interessata a un cessate il fuoco“.
Peacekeeper in Ucraina: “La Russia accetterà solo con un suo contingente”
E se anche si arrivasse a parlare dell’invio delle forze speciali dell’Onu, “la Russia ha il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza. Potrebbe quindi bloccare l’intento oppure lo accetterà solo con un suo contingente, com’è già successo in passato”.
L’unico interlocutore europeo possibile, ad oggi, per l’amministrazione Trump è la Gran Bretagna, che non fa parte dell’Unione europea. “L‘intento di Meloni di fare da ponte tra Europa e Usa fallisce in partenza – spiega la politologa – perché il presidente Usa non vede di buon occhio l’Europa. Un interlocutore più credibile è Keir Starmer. Ma affidarsi all’amministrazione Trump non è sicuro, perché è imprevedibile e anche se promette qualcosa di positivo per l’Europa, le sue promesse sono inaffidabili”. Inoltre, “quando Meloni dice che la Nato è l’unica misura di sicurezza ha ragione, ma ho la sensazione che il suo sia un modo per dire no all’invio dei peacekeeper italiani”.
Quanto accaduto venerdì sera nello Studio Ovale tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky è stato un evento storico. Prima infatti, non si era mai verificato uno scontro così forte in mondovisione tra i rappresentanti di due Paesi, nella stanza più importante per gli americani. “Quanto accaduto, al di là della forma e di come sono andate le cose, in realtà dice molto di più su come sono andati i negoziati tra Russia e Usa. Putin ha fatto capire a Trump che l’unica possibilità per arrivare al cessate il fuoco è costringere l’Ucraina ad accettarlo senza garanzie di sicurezza – spiega Mikhelidze – I russi non accetteranno mai né le forze di pace né le garanzie di sicurezza. Così Trump, non avendo potere contro il Cremlino, ha deciso di usarlo contro l’Ucraina, la parte più debole”.
Lo scontro alla Casa Bianca quindi è accaduto perché il presidente ucraino Zelensky non ha accettato il cessate il fuoco senza garanzie. “E forse è stato meglio così, perché è stato uno choc per gli europei, che speravano di sistemare i rapporti con Trump e aumentare la loro sicurezza”.
Come saranno i prossimi anni tra Trump e l’Europa
Mikhelidze definisce la lite tra Trump e Zelensky “una scena di bullismo” che ha messo in evidenza “quanto siano poche le possibilità di aspettarsi qualcosa di buono dall’amministrazione Usa. Bisogna abituarsi all’idea che i prossimi quattro anni saranno complicati per tutta la struttura della sicurezza transatlantica. Gli europei dovranno mobilitarsi per aumentare la propria difesa. E nel summit di ieri in Gran Bretagna, secondo me – aggiunge la politologa – si è parlato anche di questo e non solo di Ucraina”.
Da un lato ci sono i colloqui tra Usa e Russia, dall’altro l’Europa al fianco dell’Ucraina. “Comportandosi in quel modo, secondo me ieri Zelensky ha guadagnato tempo”, aggiunge Mikhelidze a Notizie.com. “Quello che è successo ha rovesciato il tavolo tra Putin e Trump: ora il negoziato con i russi è più difficile. E se continueranno i colloqui, si concentreranno sui rapporti bilaterali Usa-Russia. Non più sulla pace in Ucraina, perché ci sono pochi margini. I russi non faranno passi indietro e non accetteranno un congelamento del conflitto, tenendosi le posizioni finora guadagnate”.
L’Europa è vittima della visione “vecchia” di Putin del mondo ancora diviso in due blocchi: Usa e Russia: “Non vuole interagire con l’Europa”. Nella sua ottica, “l’Ucraina è solo uno dei dossier” che che il capo del Cremlino si aspetta di affrontare con il presidente Usa Donald Trump.





