Marsilio: “Abruzzo in prima linea contro spopolamento e denatalità”

L’intervista al Governatore della regione Abruzzo: “Draghi rispetti gli impegni presi sulle infrastrutture”

Il Governatore abruzzese Marsilio

Presidente Marsilio, la Regione Abruzzo ha approvato l’assegno di natalità e gli incentivi per i nuovi residenti nei Comuni a rischio spopolamento. Perché?
“Per combattere la denatalità in una regione particolarmente colpita da questo problema, tanto da registrare una progressiva e costante diminuzione delle nuove nascite. Un crollo che va di pari passo con lo spopolamento dei piccoli centri, molti dei quali rischiano di scomparire. Questa norma è una delle più innovative d’Italia”.

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E lo spopolamento pare colpire soprattutto le aree interne e montane.
!I numeri sono impietosi: negli ultimi sessant’anni la popolazione italiana è aumentata di 12 milioni in persone ma la crescita si è prevalentemente concentrata in pianura (8,8 milioni di residenti in più) e in collina (4 milioni in più). Nel 1951 la popolazione montana rappresentava il 41,8% sul totale nazionale; oggi la percentuale è scesa del 26%. Un fenomeno che coinvolge in maniera più evidente in Abruzzo: negli ultimi cinque anni abbiamo avuto un calo demografico del 2,9%, maggiore di quasi il doppio rispetto al dato nazionale (-1,54%). Nei 173 Comuni oggetto del nostro provvedimento lo spopolamento ha toccato l’8,35%.

Giorgia Meloni l’ha definito “un esempio di buongoverno di FdI”. Pensa che altre Regioni possano replicare questo provvedimento?
“Assolutamente sì, la legge può essere un prezioso strumento e non a caso il testo ci è stato già richiesto da alcune Regioni. L’obiettivo è rivitalizzare il tessuto sociale ed economico dei piccoli Comuni di montagna e creare i presupposti per coltivare con maggiore serenità e fiducia il desiderio di maternità e paternità, troppo spesso soffocato da un contesto difficile. Certo, non ci illudiamo che questa legge regionale possa risolvere il problema della denatalità, ma si tratta di una prima risposta utile a puntellare gli argini più fragili, le aree di maggiore criticità”.

E rispetto a questo, cosa si aspetta dal Governo nazionale?
“Deve fare la sua parte, definendo d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni quanto valgono, rispettivamente, la quota destinata agli interventi di competenza statale e la quota per gli interventi di competenza delle regioni e degli enti locali”.

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Per quanto riguarda invece i problemi e le criticità delle aree interne e montane, che sono particolarmente sentiti dai governatori. Cosa chiedete all’Esecutivo Draghi?
“Con i miei colleghi Presidenti di Regione ci siamo confrontati più volte su questi temi. In vista dell’approvazione della nuova legge quadro nazionale sulla montagna, attesa ormai dal 1994, come Regioni siamo in una fase interlocutoria con il Governo. Il ministro Gelmini, nell’ultima bozza del testo, ha eliminato le incongruenze da noi segnalate e inserito alcune integrazioni proposte. L’obiettivo comune è valorizzare le specificità delle zone montane, limitarne gli squilibri economici e favorirne il ripopolamento. Dall’Esecutivo ci attendiamo, inoltre, che rispetti gli impegni assunti per quanto riguarda il potenziamento delle infrastrutture materiali. Regioni come la nostra vivono da troppo tempo ai margini delle grandi reti nazionali, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta per le imprese locali e per la qualità di vita dei cittadini”.