Incidente sul GRA di Roma: cronaca di una tragedia sfiorata

Questa mattina all’alba, un brutto incidente ha coinvolto un nostro cronista. Il racconto è da brividi

La macchina del nostro cronista dopo il brutto incidente sul Gra

Quante volte nella vostra vita avete letto di incidenti stradali che si sono trasformati in tragedia? Quante volte vi siete trovati nelle condizioni di chiedere: e se mi fossi trovato io in quella situazione, come mi sarei comportato? Personalmente ho scritto decine e decine di articoli su incidenti automobilistici, denunciando l’incuria del manto stradale, le buche che hanno trasformato la nostra città in una sorta di groviera, o gli allagamenti che, in ogni singola giornata di pioggia, bloccano le nostre arteria stradali provocando incidenti, ingorghi e caos. Ma mai nella vita, mi ero ritrovato ad esserne protagonista in prima persona. E fortunatamente (per una serie di circostanze che tra poco andrò ad elencare) posso raccontarlo.

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Le piogge insistenti  di questi ultimi giorni hanno reso le strade di Roma impraticabili. Parlando con alcuni esponenti della Polizia stradale e avendone conferma dai ragazzi che lavorano alla rimozione dei mezzi incidentati, mi hanno confermato che nelle ultime 48 ore il loro lavoro si è triplicato. La pioggia rende altamente scivolose alcune zone, aumentando i rischi di incidenti in maniera esponenziale. E purtroppo, ne ho avuto testimonianza diretta.

Questa mattina, intorno alle 5.45, mentre stavo recandomi al lavoro, sono stato protagonista e vittima di un bruttissimo incidente. La mia autovettura ha slittato in maniera paurosa, sulla rampa di immissione del Grande Raccordo Anulare. Provenivo dal “tronchetto” dell’A24. Una strada che, sin dalle prime ore del mattino è ad ampia percorrenza. Mio malgrado mi sono trovato a testimoniare di quanto possa essere complicato riuscire a districarsi tra le pozzanghere e le strade bagnate. E’ bastata una semplice curva, presa a velocità normale, per far slittare completamente la macchina e farmi andare contro al muro che cingeva la rampa. L’impatto è stato violentissimo. La macchina ha fatto un giro su se stessa e mi sono ritrovato in pochi secondi dalla parte opposta della corsia. Con il muso rivolto al guard rail. Ho visto volare il paraurti e il fanale in mezzo alla strada e la macchina spegnersi al centro della corsia.

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La macchina dopo l’incidente

In quei secondi, dopo essermi accorto di non avere nulla di rotto, ho temuto solo una cosa: che arrivasse una macchina a tutta velocità e che mi colpisse. La fortuna ha voluto che a quell’ora e proprio mentre perdevo il controllo dell’auto, non passasse nessuno. Sono uscito dalla macchina e, sotto la pioggia, ho cercato subito di uscire. La prima macchina che ha preso la curva mi ha sfiorato, le altre hanno rallentato, facendo capire alle altre che c’era un pericolo. Nei minuti successivi sono successe un sacco di cose. Il triangolo rosso che ho messo in mezzo alla strada è stato immediatamente colpito da una macchina, frantumandosi e lasciando altri detriti sul manto stradale (dove già c’erano i pezzi della mia macchina). Tutto questo a causa della scarsa illuminazione in quella zona. I soccorsi che ho chiamato hanno impiegato più di mezz’ora per arrivare e in quei minuti avevo il terrore che qualcuno potesse perdere il controllo delle loro macchine.

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Ne ho viste due sbandare, slittando, ma i guidatori sono stati più fortunati di me e sono riusciti ad evitare di scontrarsi con il muro o il guard rail. Fortunatamente ad un certo punto si è fermato un camioncino dietro la mia macchina dal quale è sceso un ragazzo. Alessio, potenza delle radio romane, è un ascoltatore della radio in cui lavoro e, dopo avermi riconosciuto, si è offerto di farmi compagnia. Anzi, ha fatto di più: con il suo camion ha fatto scudo tra la mia macchina e quelle che accorrevano, creando quella distanza necessaria che il triangolo (ridotto in macerie) non poteva più garantirmi. Quando i miei “soccorritori” sono arrivati, ho assistito ad una scena che non dimenticherò mai: scendendo dal carro attrezzi, uno dei due è immediatamente scivolato a terra. “Ogni volta quì è così“, ha detto. “La strada quì è scivolosissima”. 

Pochi secondi dopo sono arrivate anche le forze dell’ordine, che hanno fatto i rilievi del caso e hanno preso tutti i documenti: miei e delle persone che erano venute a soccorrermi. “Con questo tempo sta diventando un’abitudine”, ha dichiarato il maresciallo che è sceso per primo dalla macchina. Tutto è bene quel che finisce bene (macchina a parte). Riuscire a raccontare questa storia è un privilegio. La chiusura non può che essere il classico e spesso poco considerato (lo ammetto, fino a stamattina anche da me) consiglio dei nostri nonni e genitori: con le strade bagnate, bisogna stare attenti. Soprattutto (aggiungo io) quando si passa sulla rampa che dall’A24 porta al raccordo anulare.