Giuseppe Poggi e la moglie Rita Preda rompono il silenzio negli studi di Verissimo su Canale 5, intervenendo pubblicamente dopo diciannove anni dal delitto di Garlasco e nel pieno della nuova inchiesta della Procura di Pavia che vede indagato Andrea Sempio.
I genitori di Chiara accusano la pressione del circo mediatico, denunciando la diffusione televisiva di intercettazioni private e bollando come una vera pugnalata le recenti insinuazioni giornalistiche dirette al figlio Marco.
Di fronte alle affermazioni della madre di Alberto Stasi, che nei giorni scorsi aveva lamentato un rifiuto al dialogo, la risposta della famiglia Poggi evidenzia una posizione di netta fermezza. “Nessuno ce l’ha mai chiesto – ha spiegato Rita Preda durante l’intervista condotta da Silvia Toffanin – quindi la madre non può affermarlo e per noi questo non è il momento di incontrare né lei né lui“.
La fiducia riposta inizialmente nel fidanzato della figlia si è dissolta progressivamente con l’avanzare delle indagini, fino all’interruzione di ogni contatto al momento del suo arresto per ragioni di opportunità.
I coniugi hanno chiarito che la loro posizione resta ancorata alla sentenza definitiva di condanna a sedici anni emessa dallo Stato italiano dopo cinque processi e otto anni di dibattimenti. “Se la giustizia ci darà un nuovo colpevole – ha ribadito il padre Giuseppe Poggi nel corso della registrazione – ne prenderemo atto; l’avvio di un’indagine da parte di una procura non ci porta a cambiare idea“.
A riprova di ciò, la famiglia conserva intatto su un conto corrente condiviso con il figlio Marco il risarcimento pattuito tramite transazione, dichiarandosi pronta a restituirlo integralmente qualora la magistratura individui un differente responsabile dell’omicidio.
La sofferenza maggiore per i coniugi Poggi deriva dalla sovraesposizione mediatica e dall’attività investigativa riaperta a distanza di diciannove anni dai fatti del 2007. L’ordinanza del sindaco di Garlasco ha dovuto persino vietare l’accesso ai non residenti nella via della villetta per arginare la presenza costante di giornalisti e telecamere. “Ci siamo sentiti infastiditi – ha evidenziato Rita Preda riguardo alle registrazioni telefoniche – dal fatto che le conversazioni private siano diventate di dominio pubblico in televisione e sui giornali senza alcuna rilevanza per le indagini“.
A ferire profondamente la famiglia è stata anche la narrazione giornalistica che ha coinvolto il secondogenito Marco, all’epoca diciannovenne, che ha poi lasciato Garlasco per ragioni di lavoro e per staccarsi da quel contesto. “Una cosa che ci ha fatto star male – ha denunciato Giuseppe Poggi ricostruendo gli attacchi mediatici – è stata quando un settimanale ha scritto che Marco è tornato a Garlasco di notte a uccidere sua sorella“. I genitori chiedono lo stop definitivo al trambusto mediatico per tutelare la memoria di Chiara, ricordata al momento della partenza per le vacanze mentre salutava dal cancello di casa con la mano.