Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Milano, nel corso della terza udienza per l’omicidio di via Iglesias 33, Gianluca Soncin ha rotto il silenzio chiedendo scusa alla famiglia per aver ucciso con 76 coltellate Pamela Genini il 14 ottobre 2025.
Nel momento in cui l’imputato ha dichiarato di volersi assumere ogni responsabilità per il massacro avvenuto dopo l’interruzione della relazione sentimentale, la parte civile ha respinto integralmente le affermazioni dell’uomo.
Durante il suo intervento nell’aula del tribunale milanese, il cinquantatreenne ha affidato a un foglio scritto le proprie scuse rivolte ai parenti della giovane donna uccisa nell’appartamento di Milano.
“In questo momento di profondo dolore e grande tristezza desidero rivolgere alla famiglia Genini le mie più sentite scuse – ha detto l’imputato Gianluca Soncin nelle sue dichiarazioni spontanee davanti alla Corte – e so che il perdono è qualcosa che non si può pretendere e comprendo pienamente il peso delle mie azioni”. L’uomo ha poi aggiunto: “Il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori – ha proseguito l’imputato nel suo intervento – e non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze del dolore causato con senso di responsabilità“.
La reazione della famiglia Genini e della madre della vittima, Una Smirnova, è stata immediata e priva di aperture nei confronti dell’imputato.
“Sono parole di plastica, insignificanti, fredde e lette senza anima né pentimento – ha dichiarato ai cronisti l’avvocato Nicodemo Gentile, legale della parte civile – e si tratta solo di un tentativo mal riuscito di farsi vedere contrito per ottenere qualche sconto di pena. Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla“.
La difesa di Soncin, rappresentata dai legali Pietro Sartori e Simona Luceri, sta tentando di contestare l’aggravante della premeditazione all’interno del procedimento per il delitto pluriaggravato. La ricostruzione presentata dall’accusa e dai legali della parte civile tratteggia uno scenario di estrema violenza consumatosi tra le mura domestiche dopo che la donna aveva deciso di chiudere il rapporto. “La difesa dell’imputato prova a contestare la premeditazione – ha sottolineato l’avvocato Nicodemo Gentile durante una pausa dell’udienza – ma secondo noi non ha chance, perché in quella casa c’è stata una macelleria“.
Nel corso della mattinata il dibattimento è proseguito con l’audizione degli agenti di polizia intervenuti nell’appartamento di via Iglesias subito dopo l’aggressione mortale. I testimoni hanno ripercorso le fasi del loro ingresso sulla scena del crimine e i primi accertamenti svolti nell’abitazione della vittima. Per le ore pomeridiane la Corte d’Assise ha programmato l’esame di altri testimoni indicati dalle parti, tra i quali è inserito l’ascolto di un condomino dello stabile, mentre i legali della famiglia Genini ribadiscono la totale irrilevanza delle scuse lette in aula di fronte alla ferocia dell’omicidio.