I giudici della prima Corte d’assise del Tribunale di Roma, dopo una camera di consiglio durata circa otto ore, hanno condannato a dieci anni di reclusione tre funzionari dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni, assolvendo il generale Tariq Sabir e facendo cadere le accuse di omicidio e lesioni personali.
La decisione riguarda i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, rispetto ai quali la Procura capitolina aveva sollecitato l’ergastolo e pene fino a 17 anni e sei mesi.
Il verdetto stabilisce una provvisionale immediatamente esecutiva di 200mila euro ciascuno per il padre e la madre del ricercatore, 100mila euro per la sorella Irene e 150mila euro in favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, demandando alla sede civile la liquidazione finale dei danni. L’Avvocatura dello Stato aveva richiesto un risarcimento di due milioni di euro nell’interesse dell’esecutivo italiano.
La decisione ha registrato le valutazioni immediate dei legali di parte e dei difensori degli imputati giudicati in assenza. “Dovremo evidentemente leggere le motivazioni – ha affermato l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini – ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta“.
Contestualmente, i legali rappresentanti degli agenti egiziani hanno annunciato la volontà di valutare il ricorso. “Sono molto soddisfatta perché l’assoluzione dall’omicidio è importante – ha commentato l’avvocata Annalisa Ticconi, che difende il maggiore Sharif – e valuteremo tutti insieme se potremo fare l’appello“.
I vertici della Procura di Roma hanno rivendicato il lavoro svolto per superare lo stallo procedurale e portare a termine il dibattimento davanti ai giudici di primo grado. “Credo si possa dire che la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto – ha sottolineato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi – perché ci sono state tre condanne su quattro per un’attività che era stata posta in essere da persone legate allo stato egiziano“.
La sentenza ha immediatamente innescato una dura contrapposizione politica sulla gestione dei rapporti diplomatici con Il Cairo.
“Io sono stupito dalle polemiche – ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani – e mi sono limitato a fotografare la sentenza che non ci dice chi sono gli assassini di Regeni“. Le parole del ministro hanno provocato le critiche delle opposizioni, con la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga e il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi che hanno contestato l’atteggiamento dell’esecutivo. Il deposito delle motivazioni è fissato entro novanta giorni.