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Cronaca

Omicidio con la ricina a Pietracatella, la polizia entra nello studio Di Vita: il mistero delle usb

Published by
Francesco Ferrigno

Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, e gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato sono entrati a Pietracatella per eseguire una perquisizione nello studio da commercialista di Gianni Di Vita.

L’ispezione riguarda il padre e marito di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne morte per avvelenamento da ricina nei giorni a ridosso dello scorso Natale. L’ufficio oggetto del controllo si trova situato proprio di fronte all’abitazione della famiglia Di Vita-Di Ielsi, all’interno di un quadro d’indagine per duplice omicidio premeditato coordinato dalla Procura di Larino, che al momento non vede alcun iscritto nel registro degli indagati.

Omicidio con la ricina a Pietracatella, la polizia entra nello studio Di Vita: il mistero delle usb (FACEBOOK FOTO) – Notizie.com

L’attività investigativa nello studio professionale si inserisce in una giornata segnata dall’esito degli accertamenti informatici completati presso gli uffici della Questura di Campobasso. Gli esperti della Direzione centrale anticrimine e del Servizio centrale operativo hanno concluso le operazioni tecniche sui dispositivi digitali prelevati lo scorso 31 luglio all’interno della casa di famiglia.

Le verifiche forensi sono durate circa quattro ore e hanno riguardato un computer di marca Lenovo e dieci chiavette Usb sequestrate nei mesi precedenti.

I sessanta giorni per esaminare i dati

“Obiettivo degli accertamenti era ricostruire gli accessi informatici dei componenti della famiglia – si apprende dai canali social del Tg1 – comprese le due vittime nei giorni precedenti alla loro morte“. Durante le fasi di estrazione e catalogazione dei file era presente anche il perito Giovanni Alfonso, consulente nominato da Gianni e Alice Di Vita, entrambi parti offese nel procedimento giudiziario.

L’acquisizione dei contenuti digitali rappresenta una tappa centrale dell’inchiesta condotta dalla Procura di Larino per ricostruire la rete di contatti e le ricerche telematiche effettuate prima dei decessi avvenuti a dicembre. I reperti catalogati forensicamente vengono ora trasferiti ai magistrati per la successiva fase di analisi.

I sessanta giorni per esaminare i dati (FACEBOOK FOTO) – Notizie.com

“La Procura ha ora 60 giorni di tempo per analizzare il materiale raccolto – confermano le fonti investigative sulla chiusura delle perizie – mentre le indagini per duplice omicidio proseguono senza indagati“. Il lavoro simultaneo sulla perquisizione dello studio a Pietracatella e sui dati estrapolati dai supporti Usb punta a chiarire ogni dettaglio utile per risalire alla provenienza della ricina.

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Francesco Ferrigno