Da una diatriba durante una colazione estiva a un caso mediatico nazionale che ha tenuto banco per giorni.
La vicenda dello “scontrino della discordia” emesso dal Victor Lab di Riccione ha fatto il giro del web, dividendo l’opinione pubblica tra chi invocava sanzioni esemplari e chi invitava alla clemenza. Oggi, a bocce ferme e telecamere spente, emerge un quadro ben più complesso, fatto di recensioni strategiche cancellate, attacchi mirati e una profonda filosofia aziendale basata sul perdono. 
Tutto è cominciato la mattina del 19 agosto. Una cliente ordina delle uova strapazzate “molto cotte”. La richiesta, complice forse la frenesia del servizio estivo, genera irritazione in un giovane cameriere di soli 17 anni, neoassunto. Frustrazione che si traduce in un commento inaccettabile digitato sul terminale delle comande: “Questa mi ha rotto il c*** brucia le uova e sputaci dentro”. Una nota interna che, per un errore di sistema, finisce stampata direttamente sullo scontrino consegnato al tavolo.
La direzione del locale interviene immediatamente. Il conto viene annullato e vengono porte le scuse. Il caso, però, esplode sui social, amplificato dalla cliente che denuncia minacce e attacchi razzisti da parte degli haters, e da un successivo video ironico pubblicato dallo stesso locale per cercare di sdrammatizzare un episodio che stava assumendo i contorni di un “film dell’orrore”.
Le scuse ufficiali e la recensione “fantasma”
Di fronte al clamore, la direzione del Victor Lab ha risposto pubblicamente a una recensione della cliente, ribadendo le scuse ufficiali, precisando la giovane età del dipendente e confermando l’annullamento del conto. Quella recensione, però, è misteriosamente scomparsa.
Un’azione che, secondo il titolare, non lascia spazio a interpretazioni: rimuovendo la recensione, la cliente ha di fatto cancellato anche le pubbliche scuse del locale. Un gesto che, per la direzione del Victor Lab, svelerebbe la precisa volontà di alimentare la polemica e danneggiare l’azienda, piuttosto che cercare una reale conciliazione. Azienda che ha poi compiuto una scelta controcorrente. Nessun licenziamento, nessun capro espiatorio. Dopo tre giorni di sospensione e una severa lavata di capo, il cameriere è stato reintegrato. 
Una decisione che affonda le radici nella profonda svolta spirituale che ha investito il Victor Lab e il suo proprietario, Luciano Colono. Da tempio del lusso della movida romagnola, il locale ha recentemente abbracciato un percorso diverso. Nelle vetrine le costose bottiglie di Champagne hanno lasciato spazio alla scritta “Jesus is King“, mentre nei menù viene inserito quotidianamente il Vangelo. La vicenda è stata affrontata anche da Verità Nascoste, la trasmissione condotta da Milo Infante sulle reti Mediaset.
Per fare luce su tutti i lati di questa vicenda, dai confronti televisivi alle dinamiche interne dello staff, abbiamo intervistato in esclusiva proprio Luciano Colono.
“A noi è dispiaciuto fin dal primo momento”
Fin dal primo momento l’intenzione era quella di fare chiarezza con trasparenza: qual è il messaggio principale che desidera far arrivare alla ragazza dopo tutto il clamore mediatico che si è creato?
“Il messaggio è questo: a noi è dispiaciuto fin dal primo momento, ma quando abbiamo visto che lei ha alterato la realtà il dispiacere è scemato. Ha cercato notorietà dietro la volontà di fare del male“. 
Cosa pensa del fatto che la ragazza abbia deciso di denunciare l’accaduto a un giornale senza aver accolto le vostre pubbliche scuse, fatte sin dal principio? È vero che è stata tolta la recensione da cui si evincevano le vostre scuse ufficiali?
“All’inizio non comprendevamo, ma dopo tutto quello che è successo ho capito che l’azione della signora era malevola perché voleva arrecarci dei danni, e forse non ha nemmeno ben compreso a che livelli”.
“Abbiamo scelto di non fare del ragazzo un agnello sacrificale”
Avete scelto di non scaricare la colpa sul ragazzo di 17 anni, dimostrando responsabilità educativa e umana: quanto è importante per voi tutelare i giovani che lavorano con dedizione prima di giudicarli per una leggerezza?
“Abbiamo scelto di non fare del ragazzo un agnello sacrificale. Abbiamo voluto dare un segnale forte a tutte le persone che avrebbero fatto la scelta di allontanarlo. La cosa più corretta è far capire l’errore e concedere il perdono che meritano tutti. Solo così si cresce”.
Il ragazzo è stato vittima di pressioni che la cliente ha tenuto in scarso rilievo?
“Il ragazzo è stato vessato, ha subìto un attacco mediatico pesantissimo e la sua fortuna è che non è un ragazzo ‘social’. Se lo fosse stato, forse sarebbe stato anche difficile reintegrarlo”. 
Spesso il web e i social trasformano un singolo episodio spiacevole in una condanna sproporzionata: come sta vivendo il locale e il suo staff questo attacco mediatico e come vi siete mossi per proteggere la serietà della vostra struttura?
“Ciò che il web può creare in un batter d’occhio è incredibile. Noi siamo stati capaci di comunicare e i ragazzi si sono uniti di più. Ad oggi la vicenda è un brutto ricordo, c’è solo tanta unione e rispetto l’uno per l’altro“.
Il team di lavoro come ha vissuto questo momento di pressione mediatica?
“Il team ha vissuto un momento di pressione i primi due giorni, fino a quando non ho tirato fuori la risposta. Poi il gruppo si è unito ancor di più, lo ha reso consapevole”.
“È un bel gruppo, coeso, che lavora con grande spirito”
I suoi collaboratori hanno condiviso la sua scelta di gestione della crisi?
“Hanno sostenuto il percorso intrapreso per difenderci. È un bel gruppo, coeso, che lavora con grande spirito e che fa benissimo il proprio lavoro, sempre col sorriso”.
La faccenda la ritiene conclusa o ne sfrutterete il richiamo mediatico?
“Io trasformo il male in bene; se c’è la possibilità, continuo a camminare sulla strada del bene”.
Alle parole ricevute dalla ragazza, che le ha dato dello “stupido” e ha dichiarato che il suo ristorante “fa schifo”, cosa risponde?
“Non scendo al livello di questi termini, spero che le persone possano comprendere chi ha creato tutto questo e con chi mi sono dovuto relazionare durante l’incontro in televisione”. 
Cosa pensa a seguito delle diatribe in pubblico e in diretta tv?
“È sotto gli occhi di tutti quello che posso pensare”.
Ritiene che la cliente abbia agito in buona fede?
“Credo che cancellare una recensione per cancellare, di conseguenza, le scuse significhi essere in malafede”.
Le recensioni possono divenire una sorta di arma letale?
“Sì, lo sono, specie quelle fake. E se queste ultime possono essere letali, possiamo solo immaginare quelle reali cosa possano diventare”.
Il detto “il cliente ha sempre ragione” come lo considera?
“Il cliente ha sempre ragione se rispetta il lavoratore. Se non lo rispetta, si toglie dalla ragione. Se il lavoratore lascia la linea che dovrebbe tenere, anche lui perde la ragione. Bisogna avere rispetto l’uno dell’altro”.
“I nostri clienti sanno benissimo come lavoriamo”
Per trasparenza verso i vostri clienti, come avete risolto a livello gestionale il problema tecnico affinché una nota interna di servizio non possa mai più generare un equivoco del genere?
“I nostri clienti sanno benissimo come lavoriamo. Quando sono tornati a trovarci ci siamo confrontati e sono stati tutti dalla nostra parte. E in questi giorni stiamo conoscendo tanti nuovi clienti”.
La vostra è un’attività dinamica e molto apprezzata: qual è la risposta più bella che avete ricevuto dai clienti affezionati in questi giorni?
“La risposta più bella è che tutti ironizzano su questa vicenda. La vita è già piena di tante difficoltà e, quando usciamo per andare a passare del tempo col sorriso, è la cosa più bella”.
È consapevole che tutto il mondo ha parlato di questo argomento, del suo locale e della vita di Riccione?
“Sono consapevole del fatto che tutto il mondo ha conosciuto il nome del Victor Lab. Credo che Riccione ora sia conosciuta ancor più di prima”.
Cosa consiglierebbe ai suoi colleghi dinanzi a situazioni simili?
“Il consiglio è di non piegarsi, essere fermi con dignità e rispetto. E di prendere spunto da ciò che è successo, perché non è stato facile”. 
Abbiamo visto che non ha mai dato segni di ripensamento a ciò che ha fatto. Lo rifarebbe o cambierebbe qualcosa?
“Rifarei tutto quello che ho fatto e sempre allo stesso modo. Non mi sono mai piegato e non sono sceso a nessun compromesso perché ho sempre portato avanti la verità. Voglio solo essere un esempio per tutti coloro che non avrebbero saputo gestire la situazione, quindi sì, lo rifarei”.
Per ultimo, abbiamo visto che in vetrina avete una grande scritta “Jesus is King” e ci è stato detto che nei vostri menù viene inserito il Vangelo del giorno. Questo è uno dei motivi per cui avete scelto il perdono verso il ragazzo?
“La scritta è un segnale forte per tutta la comunità e per i turisti che visitano Riccione. Il Vangelo nei nostri menu viene inserito ogni giorno: la parola del Signore porta pace e amore nei cuori di tutti e oggi ce n’è davvero bisogno. La Luce l’abbiamo quando viviamo in Cristo”.



