Alluvione in Nepal, cosa sappiamo dei tre italiani ancora irreperibili

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Tre cittadini italiani risultano ancora irreperibili dopo la devastante alluvione che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet. La Farnesina sta seguendo i singoli casi attraverso l’Unità di crisi, i consolati e i tour operator. Altri due cittadini del nostro Paese sono stati individuati tra i turisti messi in salvo nel distretto nepalese di Rasuwa.

Alluvione in Nepal, cosa sappiamo dei tre italiani ancora irreperibili (Ansa Foto) – notizie.com

Il bilancio della catastrofe cresce di ora in ora. Nel momento in cui si scrive, 362 persone sono morte e oltre 1.400 persone risultano disperse. Le ricerche procedono tra villaggi distrutti, strade interrotte e vaste aree ancora difficili da raggiungere.

Chi sono gli italiani ancora irriperibili

Nella mattinata di oggi, giovedì 27 agosto, all’appello delle autorità mancavano circa una decina di connazionali. Le verifiche hanno progressivamente ridotto a 3 il numero.

Tra loro c’è Marco Ratto, orefice cinquantenne di Rapallo, che stava lasciando il Nepal per entrare in Tibet. L’agenzia di viaggi cinese incaricata di prendere in consegna il suo gruppo ha confermato di aver perso i contatti al valico di frontiera. La stessa informazione è stata comunicata alla famiglia anche dall’agenzia nepalese.

Gli altri due casi riguardano una coppia italo-svizzera che viaggiava nella direzione opposta, dal Tibet verso il Nepal. La Farnesina resta in attesa di accertare se i due abbiano effettivamente attraversato il confine. Le liste nepalesi vengono compilate utilizzando anche le informazioni trasmesse dai tour operator e possono contenere dati incompleti oppure ancora da aggiornare.

Nel frattempo sono stati tratti in salvo Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo, presenti tra i 27 turisti stranieri recuperati nelle aree di Timure e Bhote Koshi. Il ministero degli Esteri ha confermato le loro identità. Dall’inizio dell’emergenza sono stati contattati circa 130 italiani segnalati nella regione.

Il bilancio supera le 360 vittime

I soccorritori hanno recuperato 359 corpi sul versante nepalese e altri tre nel territorio cinese del Tibet. Più di 1.400 persone risultano ancora irraggiungibili, tra residenti, operatori impegnati nella zona e numerosi viaggiatori stranieri.

La portata esatta della tragedia al momento è ancora difficile da stabilire. Nepal e Cina raccolgono i dati attraverso sistemi differenti e alcune persone potrebbero comparire in entrambi gli elenchi. Le interruzioni delle comunicazioni e l’isolamento delle località montane rallentano inoltre la verifica delle segnalazioni.

Il bilancio supera le 360 vittime (Ansa Foto) – notizie.com

L’area maggiormente colpita è quella di Rasuwa, lungo la strada che collega Kathmandu al Tibet. L’ondata di acqua, fango e detriti ha travolto abitazioni, ponti, strutture doganali e impianti idroelettrici. Centinaia di corpi sono stati ritrovati anche nei distretti situati più a valle, trasportati dalla forza dei fiumi.

Il crollo del ghiacciaio e la colata di detriti

Secondo l’Istituto geologico statunitense, l’alluvione è stata provocata dal collasso di un ghiacciaio. La massa di ghiaccio e roccia è precipitata nel bacino del Lhende Khola, generando una colata di detriti e un’onda capace di propagarsi verso valle.

Gli strumenti hanno registrato un evento sismico di magnitudo 5.2. La ricostruzione dell’Usgs indica che il terremoto è stato prodotto dal crollo stesso, insieme alla successiva colata, e dunque rappresenta una conseguenza del fenomeno geomorfologico.

Resta anche il rischio di una seconda emergenza. Sul versante tibetano una frana ha formato un lago di sbarramento naturale a monte del porto di Gyirong. Le autorità cinesi stanno controllando il livello dell’acqua: il cedimento della barriera oppure il suo superamento potrebbe provocare una nuova piena nelle località a valle.

La corsa internazionale agli aiuti

Squadre di soccorso, militari, guide e autorità locali lavorano nelle zone devastate, utilizzando anche elicotteri per raggiungere le aree isolate. L’India ha inviato medicinali, razioni alimentari e complessivamente oltre 47 tonnellate di materiali. Gli Stati Uniti hanno stanziato 500mila dollari, mentre il Regno Unito ha annunciato aiuti per cinque milioni di sterline.

Per i tre italiani ancora irreperibili le ricerche proseguono attraverso il confronto tra liste dei viaggiatori, dati delle agenzie e informazioni raccolte sul territorio. Il bilancio resta provvisorio e la priorità è ristabilire i contatti con chi potrebbe essere rimasto isolato dalle frane.