Donald Trump alza ancora il livello dello scontro sullo Stretto di Hormuz. Il presidente statunitense ha pubblicato su Truth Social una mappa che indica il passaggio marittimo come “nuovo territorio Usa”, accompagnando l’immagine con la rivendicazione del controllo americano. Teheran ha definito delirante la pretesa e ha ribadito che apertura e chiusura dello Stretto dipendono esclusivamente dall’Iran.
Un post che arriva mentre la tensione è già alle stelle. Solo ieri una nave commerciale che usciva dallo Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile di origine ancora sconosciuta. L’impatto ha danneggiato la sala macchine e ucciso un membro dell’equipaggio. Sull’episodio sono in corso le indagini dell’UKMTO, che ha già parlato di un attacco.
Poi gli Emirati Arabi Uniti hanno attribuito all’Iran il lancio di missili balistici caduti in mare. Teheran ha respinto le accuse, ma gli attacchi alle navi legate al settore petrolifero e minacce contro le infrastrutture energetiche aggiungono pressione su un’area decisiva per greggio e gas.
Trump ha escluso nuovi colloqui con l’Iran, dopo aver sostenuto che lo Stretto è aperto, sicuro e sotto il controllo della Marina Usa. Dal canto suo Teheran ha fatto sapere che il passaggio resterà chiuso fino al rispetto delle condizioni contenute nell’intesa provvisoria di giugno.
L’Iran chiede la fine del blocco americano sui propri porti, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco degli asset congelati e lo stop alle operazioni militari. Un viceministro iraniano ha bollato la rivendicazione territoriale come frutto di un delirio politico.
Pubblicare una grafica dello Stretto , scrivendo “nuovo territorio Usa” ha un forte valore propagandistico, ma non ha effetti sull’effettiva sovranità Usa. Hormuz è un braccio di mare compreso tra Iran e Oman e le sue acque ricadono nelle rispettive fasce territoriali. La navigazione dell’area segue uno speciale regime internazionale.
Gli articoli 34, 38 e 44 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare conservano la sovranità degli Stati costieri e garantiscono a navi e aerei il diritto di transito continuo e rapido. Il passaggio gode di tutela internazionale e resta sottratto a sospensioni arbitrarie.
Washington non ha alcun potere sullo Stretto di Hormuz e perché lo abbia sarebbe necessario un patto valido con gli Stati interessati. L’acquisizione attraverso la forza entrerebbe in conflitto con l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che tutela integrità territoriale e indipendenza politica degli Stati.
Gli Stati Uniti possono esercitare un controllo militare di fatto attraverso pattugliamenti, scorte navali, intercettazioni e operazioni di sminamento.
La libertà di navigazione offre a Washington la base giuridica per rivendicare il diritto di passaggio, ma non implica alcun potere di annettere lo Stretto, imporre una nuova frontiera o trasformarlo unilateralmente in territorio americano. L’Organizzazione marittima internazionale ha ribadito che il transito deve restare libero, esente da discriminazioni, pedaggi o sospensioni.