Tania Terrin aveva 39 anni e la sua vita è stata stroncata la sera di Ferragosto nella sua casa di Camponogara, nel Veneziano. Con ogni probabilità è stata strangolata e gli investigatori ritengono che a farlo sia stato l’ex compagno 42enne Dino Keber, che alcune ore dopo è stato trovato impiccato a casa sua a Dolo.
I carabinieri stanno ricostruendo gli ultimi movimenti dell’uomo e la dinamica del delitto, ma una parte della storia era già scritta negli atti: ad aprile Keber avrebbe tentato di strangolare Tania, lei lo aveva denunciato, era scattato il codice rosso e a giugno il questore di Venezia aveva emesso un ammonimento.
La madre della vittima, Mariella Forner, racconta però una sequenza ancora più lunga. Parla di sette o otto denunce complessive presentate dalla famiglia tra Tania, lei e il padre della 39enne. Un numero che resta, allo stato, affidato alla sua testimonianza e che dovrà essere confrontato con gli atti.
Come detto, al aprile Keber avrebbe stretto le mani al collo di Tania fino a farle perdere i sensi. La donna aveva presentato una querela ai carabinieri, corredata anche da un certificato medico.
Una vicina ricorda che in quei giorni Tania aveva inviato nel gruppo WhatsApp del condominio la fotografia dell’ex accompagnandola con un avvertimento: “Se viene questa persona non apritegli”. Aveva raccontato di trovarselo spesso sotto casa.
Dopo la querela venne attivato il codice rosso. A giugno arrivò l’ammonimento del questore di Venezia, misura preventiva con la quale Keber veniva formalmente intimato a interrompere le condotte contestate.
Secondo Il Gazzettino, sarebbe stato lo stesso Keber ad accompagnare Tania al pronto soccorso dopo averla fatta svenire. Questa circostanza, sempre secondo il quotidiano, sarebbe rimasta fuori dalla documentazione allegata alla querela.
A giugno Tania, ascoltata anche dalla magistratura, avrebbe riferito di un riavvicinamento con Keber, citando una serata trascorsa insieme in pizzeria. Nel frattempo i carabinieri effettuavano controlli periodici presso la sua abitazione. La denuncia per stalking, però, era rimasta in piedi.
La madre della vittima, Mariella Forner ha raccontato di messaggi continui, telefonate, gelosia, pedinamenti e controllo del telefono. Secondo la donna, tre denunce sarebbero state presentate personalmente da lei, altre tre da Tania e due o tre dal padre.
Forner racconta anche un precedente pugno all’orecchio della figlia, con una lesione al timpano, e racconta che Keber avrebbe usato più volte la minaccia del suicidio per convincere Tania a tornare con lui.
Secondo quanto ricostruito fino ad ora, il 14 agosto Keber, da Rimini, avrebbe tempestato Tania di messaggi e telefonate. Il pomeriggio di Ferragosto madre e figlia si erano viste fino alle 17. Il giorno successivo Forner, preoccupata per il silenzio della 39enne, raggiunse la sua abitazione.
Una vicina ricorda la madre davanti alla porta, mentre chiamava Tania al telefono cercando di sentire lo squillo dall’interno. Poi la corsa dai carabinieri. I militari sono entrati passando dal balcone di un appartamento vicino e trovarono Tania senza vita sul divano. La porta non mostrava segni di effrazione. Poco dopo, la notizia da Dolo: Dino Keber si era impiccato.