Il furto dei capolavori di Antonello da Messina ha sconvolto tutta la Sicilia e a quasi tre giorni dal colpo al Museo regionale Maria Accascina, gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su due punti in particolare.
Il primo: la possibile presenza di un basista capace di conoscere sale, percorsi e sistemi di sicurezza. Il secondo: ciò che è accaduto nella postazione di sorveglianza durante i minuti in cui i ladri hanno portato via quattro opere. Perché l’allarme sarebbe scattato subito, ma gli interventi non sarebbero stati altrettanto tempestivi.
La Procura di Messina guidata da Antonio D’Amato ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti, ipotizzando il reato di furto pluriaggravato di opere d’arte. Polizia scientifica e carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale stanno ricostruendo ogni passaggio dell’incursione.
Una delle ipotesi è che il colpo sia stato messo a segno grazie a una conoscenza approfondita degli spazi, anche perché alla luce della rapidità del colpo. Il presidente della Regione Renato Schifani ha annunciato verifiche interne sull’eventuale coinvolgimento di personale del museo, mentre l’assessore comunale alla Cultura Enzo Caruso ha sottolineato quanto appaia difficile muoversi con tale precisione in pochi minuti senza conoscere bene la struttura.
La banda ha scelto la sera del 15 agosto, mentre Messina era concentrata sulla processione della Vara, uno degli appuntamenti religiosi più partecipati della città. Migliaia di persone erano nelle strade e una parte consistente del dispositivo di sicurezza cittadino era impegnato lungo il percorso della manifestazione.
Secondo la ricostruzione al vaglio degli investigatori, l’azione nelle sale sarebbe durata circa due minuti. Il gruppo sarebbe stato formato da almeno quattro persone: due avrebbero agito all’interno, altre due avrebbero atteso all’esterno. I componenti indossavano caschi integrali da motociclista e magliette scure.
L’obiettivo era la sala dedicata ad Antonello. I ladri avrebbero staccato le cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e prelevato da una teca blindata la piccola tavola bifronte. Durante la fuga due pannelli del Polittico sono stati abbandonati all’esterno e successivamente recuperati. Restano quindi da trovare tre tavole del Polittico e la tavoletta bifronte. Il personale di Custodio in quel momento sarebbe stato presente e i sistemi di sicurezza attivi, come ha riferito la direzione.
Ma se videosorveglianza e sistemi di allarme erano funzionanti, come ha fatto la banda a completare il colpo con tanta rapidità e perché l’intervento è scattato soltanto dopo la segnalazione proveniente dall’esterno?
Gli investigatori hanno già ascoltato i custodi in servizio nella notte di Ferragosto e stanno rileggendo le loro dichiarazioni, compreso il passaggio relativo alla gestione dell’allarme dopo il furto.
Uno dei rumors che circola a Messina in queste ore è che alcuni addetti alla sicurezza di turno in quel momento stavano seguendo in tv la processione della Vara. Questo particolare al momento non è stato confermato ufficialmente.
Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle telecamere presenti nella zona di viale della Libertà e lungo le strade utilizzabili per raggiungere o lasciare il MuMe. L’analisi riguarda anche i giorni precedenti al 15 agosto. L’obiettivo è individuare eventuali sopralluoghi preparatori, persone entrate nella sala Antonello con particolare interesse per teche, accessi o telecamere e veicoli comparsi più volte nell’area.
Un altro filone riguarda le celle telefoniche. I tabulati potrebbero aiutare a individuare telefoni presenti nei pressi del museo nelle ore del colpo e dispositivi comparsi nella zona soltanto in quella finestra temporale.
Gli inquirenti stanno inoltre riesaminando profili criminali legati a furti d’arte di alto livello. Tra le piste valutate c’è quella di un gruppo arrivato da fuori Sicilia o dall’estero e quella di un furto commissionato.
Le opere hanno infatti una notorietà tale da rendere estremamente difficile qualsiasi vendita sul mercato regolare.
Il danno culturale è enorme soprattutto per il Polittico di San Gregorio, firmato e datato 1473. Come ricorda il sito ufficiale del museo, l’opera fu commissionata dalla badessa Fabria Cirino per il monastero di Santa Maria extra moenia ed era originariamente composta da sei tavole; il pannello centrale superiore è andato perduto nei secoli. È l’unico capolavoro di Antonello rimasto nella sua città natale.
L’altro pezzo sottratto è una tavoletta di appena 16 per 11,9 centimetri, dipinta sui due lati: sul recto la Madonna con il Bambino benedicente e un francescano in adorazione, sul verso il Cristo in Pietà. L’opera, proveniente dalla collezione Wilhelm Soldan, fu attribuita ad Antonello nel 2003 e acquistata nello stesso anno dalla Regione Siciliana attraverso Christie’s.
Il Museo Accascina custodisce anche due grandi opere di Caravaggio, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, in un complesso inaugurato nella sua configurazione attuale nel 2017.
Lunedì una cinquantina di cittadini si sono riuniti sul lungomare del Ringo per chiedere chiarezza. Tra le voci della manifestazione quella del fumettista Lelio Bonaccorso, che ha sollecitato verifiche sulle modalità del furto, sull’organizzazione della sicurezza e sulla preparazione del personale.
Il caso ha riaperto anche il tema degli organici nei beni culturali siciliani. Francesco Finocchiaro, coordinatore regionale di Archeoclub d’Italia Sicilia, denuncia da tempo pensionamenti, difficoltà nella copertura dei turni e strutture affidate a personale ridotto.