Notte di droni su Mosca: 620 secondo la Russia, cresce l’allarme dopo il caso Romania

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La guerra è arrivata nuovamente nel cuore della Russia, dopo una nuova offensiva ucraina sferrata nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 agosto.

Mosca e altre regioni russe sono state attaccate con i droni di Kiev. I numeri russi parlano di 620 velivoli, ma non esiste una verifica indipendente. Le prime informazioni parlano di almeno tre feriti.

Notte di droni su Mosca: 620 secondo la Russia, cresce l’allarme dopo il caso Romania (Ansa Foto) – notizie.com

L’attacco arriva appena due giorni dopo un altro raid su vasta scala, durante il quale il ministero della Difesa russo aveva dichiarato di aver intercettato 822 droni sull’intero territorio nazionale. Nella regione di Mosca era morto un uomo di 83 anni e un grande deposito dell’azienda Wildberries era stato colpito.

Mosca sempre più nel mirino

La capitale russa è ormai diventata uno degli obiettivi principali della strategia ucraina di attacchi in profondità. Negli ultimi mesi Kiev ha aumentato le operazioni contro raffinerie, depositi, impianti industriali e strutture utilizzate dalla macchina logistica russa.

Già a giugno Mosca aveva subito uno dei maggiori attacchi dall’inizio della guerra: il ministero della Difesa russo aveva dichiarato che nel Paese erano stati intercettati 555 droni, mentre diverse incursioni raggiunsero la raffineria della capitale.

La guerra aerea si sta spostando sempre più lontano dalla linea del fronte. L’Ucraina punta a colpire infrastrutture che considera legate allo sforzo bellico russo, mentre Mosca continua i bombardamenti contro città, porti e sistema energetico ucraino.

Il drone abbattuto in Romania

A rendere la situazione più complicata, l’evento di domenica 16 agosto in Romania, quando un drone ha violato lo spazio aereo romeno dopo essere arrivato dalla Moldavia. Un F-18 spagnolo impegnato nella missione Nato di polizia aerea lo ha intercettato e abbattuto alle 5.01, dopo avere ricevuto l’autorizzazione all’ingaggio. I resti sono caduti in una zona priva di abitazioni.

Bucarest sta eseguendo accertamenti sull’origine del velivolo. La Nato ha invece riferito che, sulla base delle prime valutazioni, il drone appariva di origine russa.

L’incidente arriva dopo una serie di sconfinamenti lungo il confine orientale dell’Alleanza Atlantica. A luglio la Romania aveva già abbattuto tre droni entrati nel proprio spazio aereo.

Perché il caso cambia la difesa Nato

L’episodio romeno segna soprattutto un passaggio operativo: un caccia di un Paese Nato ha distrutto un drone durante una missione di difesa dello spazio aereo di un altro alleato.

La Romania aveva già rafforzato le proprie regole di ingaggio. Nel 2025 il Parlamento ha approvato una legge che consente alle forze armate di abbattere droni che violano lo spazio aereo nazionale. Le ripetute incursioni hanno poi portato Bucarest e gli alleati a intensificare pattugliamenti, radar e missioni di Air Policing.

Perché il caso cambia la difesa Nato (Ansa Foto) – notizie.com

Il ministero della Difesa romeno aveva indicato già nei mesi scorsi una successione molto ampia di incidenti lungo il confine con l’Ucraina, con decine di ingressi irregolari e numerosi ritrovamenti di droni o frammenti sul territorio.

Il problema, quindi, riguarda la velocità con cui distinguere un drone fuori rotta da una minaccia diretta e decidere quando intervenire prima che raggiunga centri abitati o infrastrutture strategiche.

Quanto è vicino il rischio di escalation

L’abbattimento in Romania resta sotto la soglia di uno scontro militare diretto tra Russia e Nato. Il punto critico è però la frequenza degli episodi.

Ogni incursione costringe caccia, radar e sistemi di difesa dell’Alleanza a entrare in azione a pochi chilometri dal teatro di guerra. A maggio un Geran-2 di fabbricazione russa era precipitato su un condominio di Galati, ferendo due persone; gli accertamenti del ministero della Difesa romeno avevano identificato il modello attraverso i frammenti recuperati.

La stessa Romania ha definito questi episodi una minaccia alla sicurezza regionale e alla sicurezza collettiva della Nato. Per l’Europa orientale il tema diventa quindi sempre più concreto: aumentare la capacità di individuare i droni, reagire in pochi minuti e proteggere città, porti, basi militari e infrastrutture energetiche.