Circa 72mila cittadini di Paesi terzi sarebbero arrivati irregolarmente a Ceuta in appena 48 ore, a fronte di una popolazione locale di circa 83mila abitanti. Le autorità spagnole hanno confermato 83 vittime, mentre altre fonti parlerebbero di un bilancio superiore ai 140 morti.
Questo il quadro della crisi migratoria esplosa a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha esposto durante l’audizione al comitato parlamentare Schengen, nel pomeriggio di oggi, 13 agosto, a Palazzo San Matteo.
Per il capo del Viminale quello che sta accadendo nell’exclave spagnola è ormai fuori controllo e uno dei rischi più gravi è proprio quello terroristico. “Il problema non risiede nell’impegno delle autorità di Madrid, ma nell’oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata”, ha spiegato durante l’audizione.
Il 31 luglio il ministro aveva presieduto il Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, convocato per valutare le possibili conseguenze della pressione migratoria sull’Italia.
Da quella riunione, secondo quanto riferito oggi al Parlamento, sarebbero emersi “elevati profili di rischio per la sicurezza interna”, legati alla possibilità di spostamenti improvvisi e difficilmente controllabili all’interno dello spazio europeo.
I movimenti di cittadini provenienti da Paesi terzi portano con sé il pericolo di “potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori”. Piantedosi ha richiamato informazioni relative ad alcune zone del Marocco vicine a Ceuta, indicate da diverse fonti come aree storicamente interessate da “reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista”.
È proprio su questa valutazione che il governo resta convinto della decisione di non allentare, almeno per ora, i controlli con la Spagna.
La sospensione di Schengen è entrata in vigore il primo agosto e riguarda aeroporti e porti italiani collegati direttamente con il territorio spagnolo. Viene applicata attraverso verifiche mirate costruite sull’analisi del rischio e sulle informazioni delle forze di polizia.
“Si tratta di controlli nei confronti dei soli cittadini di Paesi terzi (extra Ue) provenienti dalla Spagna al fine di verificare la regolarità del loro ingresso nell’Unione europea”, ha chiarito il ministro, aggiungendo che i primi report mostrano un impatto “pari a zero” sui cittadini europei.
Il sistema, ha spiegato, segue una logica simile a quella già utilizzata sulla frontiera orientale con la Slovenia: verifiche selettive, costruite sui profili di rischio e pensate per mantenere regolari i flussi turistici e gli spostamenti tra i due Paesi.
Il governo continuerà a monitorare la situazione nei prossimi giorni. Piantedosi ha chiarito che la decisione sui controlli sarà riesaminata a partire dal 15 agosto e soltanto alla luce dell’evoluzione dei rischi per la sicurezza italiana.
“Il nostro unico obiettivo è la tutela della sicurezza nazionale”, ha affermato, spiegando che l’eventuale revoca arriverà quando il quadro consentirà di escludere completamente i pericoli individuati.
Secondo il ministro, a Ceuta restano ancora almeno 6mila persone, mentre alcune fonti arrivano a indicarne più di 11mila. Tra loro ci sarebbero oltre 1.300 minori stranieri soli, per i quali il rimpatrio presenta ulteriori difficoltà.
Piantedosi ha dedicato una parte dell’audizione anche alle tensioni diplomatiche sorte con il Governo spagnolo. “La nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime non è stata una misura rivolta contro la Spagna o contro un altro partner”, ha dichiarato, richiamando i rapporti di “amicizia e fratellanza” tra Roma e Madrid.
Il capo del Viminale ha però criticato la risposta spagnola, sostenendo che la sospensione decisa da Madrid nei confronti dell’Italia seguirebbe una “logica sostanzialmente ritorsiva”, mentre la scelta italiana avrebbe una natura cautelare e sarebbe pienamente inserita nel quadro previsto dal diritto europeo.
Per Piantedosi, la crisi di Ceuta riguarda direttamente l’intero spazio europeo: “Ogni ingresso irregolare su quelle coste rappresenta una vulnerabilità per l’intero spazio Schengen”, ha detto durante l’audizione.