Cinque ore di interrogatorio dinanzi alla gip Iole Moricca durante le quali Valter Lavitola ha risposto alle domande ed ha ammesso di essere stato davvero lui il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci fuori dalla sua casa a Pomezia, il 16 ottobre 2025. Lo avrebbe fatto per alzare il livello di protezione nei confronti dell’amico e conduttore di Report, che a suo avviso correva seri pericoli.
L’ammissione è arrivata oggi, mercoledì 12 agosto, durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere romano di Rebibbia. Lavitola “ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura”, ha spiegato il difensore Sergio Cola, aggiungendo anche il motivo: la volontà di tutelare Ranucci e ottenere per lui un rafforzamento della scorta.
Lavitola ha cambiato versione rispetto all’8 luglio, giorno in cui i magistrati della Procura di Roma lo avevano ascoltato. In quell’occasione aveva scelto dichiarazioni spontanee e si era detto estraneo all’attentato, richiamando il rapporto di profonda amicizia che lo lega a Ranucci. Aveva anche spiegato la sua presenza nei pressi della casa del giornalista con le frequenti visite personali alla famiglia.
Oggi però, l’ex editore dell’Avanti! si è riconosciuto nel ruolo di mandante che la Procura gli ha attribuito.
L’avvocato Sergio Cola ha riferito che il suo assistito avrebbe agito perché riteneva che Ranucci fosse in pericolo aggressioni e voleva che gli venisse aumentata la scorta.
Il conduttore di Report disponeva già di un dispositivo di protezione personale dal 2021, che gli era stato attivato dopo alcuni episodi intimidatori. Dopo l’attentato del 16 ottobre sotto casa, il livello di sicurezza era stato effettivamente rafforzato. Da documenti parlamentati sulla vicenda emerge un passaggio dal quarto al terzo livello di tutela.
Secondo le carte dell’inchiesta, investigatori e inquirenti hanno lavorato anche su un’altra ipotesi: l’attentato sarebbe stato concepito come un falso avvertimento, capace di accrescere la popolarità di Ranucci e favorire una possibile ascesa in politica del giornalista.
Nelle comunicazioni finite negli atti, Lavitola avrebbe prospettato a Ranucci la possibilità di un futuro in politica, con incarichi di rilievo. Ma, sempre sulle carte, il conduttore di Report viene definito vittima della manipolazione dell’ex editore, quindi inconsapevole del piano.
L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025. L’ordigno era stato posizionato davanti casa del conduttore di Report, nella zona di Pomezia-Torvaianica e distrusse due automobili parcheggiate davanti casa e danni al muro perimetrale.
Dagli accertamenti tecnici era emerso l’uso della gelatina da cava, materiale esplosivo con una forte capacità distruttiva. Le indagini sui movimenti di una Fiat 500X noleggiata in Campania e sui dati telefonici, hanno consentito di seguire la pista che portava al gruppo indicato come autore materiale dell’azione.
Alla fine di giugno sono infatti stati arrestati Pellegrino D’Avino, Marika De Filippis, Saverio Mutone e Antonio Passariello, indicati dagli inquirenti come componenti del gruppo coinvolto nell’attacco.
Sempre secondo la ricostruzione della Procura, il tramite tra gli esecutori materiali e Lavitola sarebbe stato Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e factotum dell’imprenditore.
Tavares avrebbe avuto il ruolo di individuare persone capaci di reperire e usare l’esplosivo. La Procura ha anche ricostruito un sopralluogo compiuto da Lavitola e Tavares nelle vicinanze della casa di Ranucci il 16 settembre 2025.
Al momento Tavares si troverebbe in Africa, e i magistrati capitolini stanno preparando la procedura per la sua estradizione in Italia. Lavitola invece, è stato arrestato nei giorni scorsi e portato al carcere di Rebibbia. Nell’inchiesta viene anche contestata l’aggravante del metodo mafioso.
Il giornalista di Report sta ricevendo molti attacchi politici da parte degli esponenti della maggioranza. Secondo il vicepremier leghista Matteo Salvini, dovrebbe anche essere allontanano dalla Rai in attesa che venga fatta chiarezza sul suo ruolo nell’inchiesta.
La Rai ha aperto una valutazione interna e il Comitato etico sta lavorando a una relazione destinata all’ad Giampaolo Rossi. Ranucci nelle ore successive all’arresto di Lavitola ha scelto la linea della cautela. Il suo avvocato Roberto De Vita lo ha definito vittima dell’attentato, del tradimento di un amico e della successiva strumentalizzazione pubblica della vicenda.