Il Brasile ha detto basta al foie gras. Con la firma della legge del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva, il Paese diventa il secondo al mondo — dopo l’India — a vietare ufficialmente sia la produzione che la vendita di questo alimento, ottenendo un primato assoluto in America Latina e in tutto l’emisfero occidentale.
La decisione è frutto di un percorso lungo sei anni, portato avanti daAnimal Equality, organizzazione internazionale che lavora con la società, i governi e le aziende per porre fine alla crudeltà nei confronti degli animali di allevamento. Ha uffici negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Italia, Spagna, Messico, Brasile e India.
Dal 2020, l’organizzazione ha unito inchieste negli allevamenti, proteste in piazza e un costante lavoro politico per spingere l’approvazione del disegno di legge presentato dal senatore Eduardo Girão.
Un impegno che colma un vuoto normativo aperto nel 2015, quando un primo tentativo di vietare il foie gras a San Paolo era stato bocciato dai tribunali perché la decisione spettava al governo federale. Ora, invece, la legge è valida su tutto il territorio nazionale.
Il prodotto è al centro delle critiche per via del metodo utilizzato per ottenerlo: l’alimentazione forzata (o gavage). Anatre e oche vengono nutrite con un tubo metallico inserito nella gola due volte al giorno, per far sì che il loro fegato si gonfi fino a dieci volte la dimensione naturale, diventando quello che chiamiamo “fegato grasso”.
Gli esperti spiegano che, per rendere l’idea della sofferenza inflitta, è come se un uomo di 80 chili fosse costretto a mangiare 13 chili di cibo in pochi secondi, due volte al giorno.
Sebbene il Brasile sia un gigante nell’industria della carne, il foie gras non ha mai avuto un peso economico importante. Si trattava di un prodotto di lusso per pochissimi, venduto a prezzi altissimi (fino a 861 euro al chilo) e prodotto da appena due allevamenti, oggi entrambi sotto embargo.
“Questo è un momento storico”, ha commentato Sharon Núñez, presidente di Animal Equality. “Il Brasile ha dimostrato che gli standard etici non sono negoziabili, neppure di fronte agli interessi economici”.
La soddisfazione è grande anche in Italia: Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, sottolinea come il merito sia delle oltre 300.000 persone che hanno firmato le petizioni per non far dimenticare il tema.
La legge diventerà operativa tra 180 giorni. Dopo questa data, chi continuerà a produrre, importare o vendere foie gras rischierà pene che vanno dai tre mesi a un anno di carcere, oltre a multe salate previste dalle norme contro il maltrattamento degli animali. Animal Equality ha già fatto sapere che continuerà a vigilare sull’applicazione della legge, puntando a estendere divieti simili anche in altri Paesi dell’America Latina.