La notte scorsa un attacco aereo ha preso di mira la base di Ta’if in Arabia Saudita, centrando in pieno un caccia F-2000 Eurofighter dell’Aeronautica Militare Italiana posizionato all’interno di un’area decentrata dello scalo.
I circa 300 militari italiani schierati nel contingente dell’operazione Inherent Resolve sono scampati all’impatto senza riportare feriti, mentre il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha convocato i vertici militari per una valutazione tattica d’urgenza.
L’azione ostile si è concentrata contro la struttura militare saudita che ospita il comando della Task Force Air-Arabia, il dispositivo italiano istituito nella seconda metà di marzo 2026 per la tutela dello spazio aereo. Il velivolo colpito fa parte dei quattro caccia in dotazione al Task Group Typhoon, impiegati per assicurare la difesa dei cieli nell’area assegnata.
“Non vi sono militari italiani coinvolti – ha spiegato in una nota il Ministro della Difesa Guido Crosetto – e nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata“. Il titolare del dicastero ha escluso ulteriori devastazioni alle strutture: “Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale – ha precisato il ministro Guido Crosetto – ed ho chiesto un’ulteriore valutazione sulle possibili opzioni operative“.
Il ministero ha sollecitato un’analisi immediata al capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, al comandante del COVI Giovanni Maria Iannucci e al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Antonio Conserva. Le verifiche hanno confermato la precedente predisposizione delle misure di protezione del personale, mentre una riunione d’urgenza è stata fissata al Ministero per vagliare l’evoluzione del quadro tattico.
La King Fahd Air Base rappresenta uno dei poli da combattimento centrali della Royal Saudi Air Force, sede di reparti equipaggiati con velivoli Eurofighter e F-15. Nell’installazione di Ta’if si è svolto lo scorso primo settembre il passaggio di consegne al vertice del contingente nazionale tra il colonnello Michele Schiavi e il nuovo comandante, il colonnello Simone Agostino Rocca. Il dispositivo italiano schierato nell’area conta circa 300 avieri distribuiti tra gli assetti in Arabia Saudita e le postazioni operative situate in Kuwait.
La componente aerea dell’operazione si articola su quattro assetti specialistici coordinati dalla base. Oltre ai caccia F-2000A del Task Group Typhoon, la struttura impiega l’E-550A CAEW del Task Group Argo, velivolo radar per la sorveglianza e l’allarme precoce in grado di tracciare minacce in tempo reale. Il quadro si completa con il C-130J del Task Group Medal, dedicato al trasporto tattico, al rifornimento in volo e alle evacuazioni sanitarie, affiancato dal supporto tecnico del Task Group Kuwait.
Lo scontro politico sul mandato militare e la richiesta di riferire d’urgenza in Parlamento
L’impatto dell’attacco sul caccia italiano ha sollevato immediate reazioni politiche sul ruolo della missione e sulle garanzie di sicurezza dei contingenti nazionali nell’area mediorientale. La notizia del danneggiamento del velivolo ha riaperto l’interrogativo circa la copertura istituzionale delle operazioni avviate nei teatri di crisi.
“L’Eurofighter italiano colpito nella base di Ta’if dimostra quanto sia concreto il rischio che l’Italia venga trascinata sempre più nell’escalation militare – ha dichiarato l’esponente politico Bonelli sollevando il caso – e il Ministro Crosetto venga immediatamente in Parlamento a riferire sulla sicurezza dei nostri militari“. Il deputato ha chiesto chiarezza sui presupposti dello schieramento: “Occorre chiarire sulla base di quale specifico mandato siano stati schierati militari e aerei in Arabia Saudita – ha aggiunto Bonelli nella sua presa di posizione – oltre all’annuncio dell’impiego della Marina per garantire il transito delle navi italiane nel Mar Rosso“.