Giulia Tramontano, si riapre il caso sulla premeditazione di Impagnatiello: ecco perché i giudici hanno ordinato un processo bis

L’idea di Alessandro Impagnatiello di uccidere Giulia Tramontano, incinta di 7 mesi, era emersa molti mesi prima dell’aggressione sfociata nell’omicidio del 27 maggio 2023.

E la Corte d’Appello ha trascurato di valutare l’incremento della somministrazione di veleno per topi. Dunque, va rivalutata la premeditazione tra le aggravanti che era stata esclusa dai precedenti giudici milanesi, ma riconosciuta in primo grado.

Processo per l'omicidio di Giulia Tramontano
Giulia Tramontano, si riapre il caso sulla premeditazione di Impagnatiello: ecco perché i giudici hanno ordinato un processo bis (ANSA FOTO) – Notizie.com

Il tutto è sostenuto dalla Corte di Cassazione, che nelle scorse ore ha diffuso le motivazioni per le quali ha accolto il ricorso della Procura generale di Milano e disposto un appello bis il 9 aprile scorso. L’aggravante, anche se venisse riconosciuta, non muterebbe la condanna all’ergastolo per Impagnatiello. Gli ermellini hanno segnalato una “carenza motivazionale nella parte in cui è stata trascurata la valutazione dell’incremento della somministrazione di veleno per topi proprio nell’ultimo mese e mezzo” della gravidanza.

Altrettanta importanza rivestirebbero le ricerche sul web del 7 gennaio 2023 quando l’ex barman “aveva assunto, mediante ricerche in rete, informazioni sul quesito ‘quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona? Veleni inodori e insapori’“. Elementi che potrebbero smentire l’idea che l’intento di uccidere la compagnia sia nato solo nel pomeriggio del delitto, quando la vittima ha svelato di conoscere la relazione parallela di Impagnatiello.

“Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto”

Nel giugno del 2025 la Corte d’Appello di Milano aveva confermato l’ergastolo per l’ex barman, che uccise la fidanzata con 37 coltellate nella loro casa a Senago, non lontano da Milano, e fece ritrovare il corpo dopo quattro giorni. I giudici avevano escluso l’aggravante della premeditazione, mantenendo quelle della crudeltà e del vincolo della convivenza. Una decisione che aveva fatto esplodere la rabbia dei familiari della vittima: “Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto”, aveva scritto sui social la sorella Chiara dopo la sentenza.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura generale milanese diretta da Francesca Nanni e gli argomenti del sostituto pg in Cassazione Elisabetta Ceniccola. In Cassazione erano intervenuti anche l’avvocata Samanta Barbaglia per l’imputato e il legale Nicodemo Gentile, che assisteva Franco Tramontano, padre di Giulia. La Cassazione ha messo in luce una serie di “fratture” nelle motivazioni del verdetto di secondo grado.

Alessandro Impagnatiello a processo
“Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Sarebbe perciò fondata la “collocazione temporale dell’insorgenza del proposito criminoso dalle ore 15 alle 19” del giorno del delitto e la “comprovata finalizzazione della condotta di somministrazione della sostanza tossica, tenuta sin dal dicembre 2022“. E ciò per provocare in alternativa “la lesione o la morte della vittima, procurando l’aborto”.

Nel processo d’appello bis, dunque, si dovrà rivalutare la premeditazione, tenendo conto, dei “principi di diritto” indicati nella sentenza e del “complessivo svolgimento dei fatti relativi al rapporto tra imputato e vittima” dal dicembre 2022 e con “particolare riguardo al pomeriggio del 27 maggio 2023“.