Venerdì 19 giugno potrebbe essere il giorno della fine della guerra su tutti i fronti, Libano incluso, con la firma dell’accordo in Svizzera tra Usa e Iran. La notizia è stata accolta con favore dai leader mondiali, ma allo stesso tempo sta destando molti dubbi tra gli esperti: ci si chiede se possa davvero portare alla definitiva pace tra le due potenze del Medio Oriente e sciogliere una volta per tutte il nodo dello stretto di Hormuz. Senza contare che l’ultima parola spetterà al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che al momento non si è ancora espresso.
Al momento l’accordo è solo una bozza di 14 punti, le cui ultime modifiche sarebbero arrivate poche ore prima che il Pakistan, nel ruolo di mediatore tra Iran e l’asse Israele-Usa, rendesse ufficiale la firma del memorandum. Precisamente, i punti più importanti sarebbero stati discussi a partire da domenica mattina 14 giugno, con l’arrivo della delegazione del Qatar. 
Secondo l’agenzia di stampa Fars, vicina all’esercito iraniano, dopo l’attacco di Israele a Beirut l’Iran si stava preparando a un nuovo attacco missilistico contro Israele. Donald Trump sarebbe però riuscito ad evitarlo concedendo a Teheran alcune modifiche dell’ultimo minuto. Esse riguarderebbero proprio la revoca immediata del blocco navale, la fine della guerra e delle operazioni militari in tutte le regioni (anche in Libano) e la necessità di rispettare l’integrità territoriale del Paese.
Cosa prevede la bozza del memorandum tra Usa e Iran
Il documento prevede la “fine definitiva e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso“, “l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran“.
A riportare questi punti è l’agenzia di stampa statale iraniana Mehr, secondo la quale gli altri punti prevedono anche:
- La revoca completa del blocco navale entro trenta giorni.
- L’impegno degli Usa a ritirare le proprie forze delle aeree che circondano l’Iran.
- La riapertura dello Stretto di Hormuz entro lo stesso arco di tempo.
- La sospensione delle sanzioni sulle vendite di petrolio e prodotti petrolchimici e dei loro derivati.
- L’accesso pieno dell’Iran alle sue risorse finanziarie congelate.
- Gli Usa si impegnano a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica.
La bozza del memorandum prevede inoltre piani di ricostruzione che saranno presentati dagli Stati Uniti e dai loro alleati, per un totale di almeno 300 miliardi di dollari. È previsto poi un periodo di negoziati di due mesi per raggiungere un accordo definitivo sul nucleare e la fine delle sanzioni primarie e secondarie Usa, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Aiea.
Il nodo del nucleare e le relazioni internazionali
In base a quanto stabilito, l’Iran dovrà poi riconfermare l’impegno sancito dal Trattato di non proliferazione nucleare a non produrre armi nucleari. I dettagli sulla gestione dell’uranio arricchito di Teheran dovrebbero invece essere affrontati nella fase negoziale successiva.
Allo stesso modo, restano fuori dalla prima fase degli accordi il sostegno iraniano ai gruppi armati dell’area, da Hezbollah agli Houthi. In poche parole i punti caldi per una pace definitiva sono rimandati a dopo il 19 giugno.
Ma in un’intervista al New York Times, il presidente Usa Donald Trump ha minacciato di riprendere le operazioni militari contro l’Iran se non fosse raggiunto un accordo. O di rendere gli Stati Uniti il garante del Medio Oriente in cambio del 20% delle entrate della regione.
Nel frattempo l’Italia, la Francia, la Germania e il Regno Unito hanno accolto con favore l’annuncio dell’intesa e annunciato la revoca delle sanzioni europee se Teheran onorerà gli impegni assunti. In poche ore i prezzi del petrolio sono scesi di circa il 4%. L’accordo finale tra Iran e Stati Uniti sarà poi approvato con una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu, come si legge nel testo della bozza.





