“Lo squalo è rimasto lì ancora qualche secondo, poi, come se si fosse stancato del gioco, ha virato lentamente ed è scomparso nel blu scuro da cui era venuto”.
Un episodio affascinante e a tratti terrificante quello raccontato sui social media in queste ore da Giuseppe Zacà, un appassionato pesca che si trovava a bordo di un’imbarcazione al largo di Gallipoli, in Puglia. 
Un esemplare adulto di squalo mako, con una vistosa ferita, ha urtato la barca impegnata in una battuta di pesca. A bordo si trovavano alcuni diportisti, tra cui appunto Zacà, che ha ripreso la scena con il proprio smartphone. “Con un movimento improvviso e potente ha cambiato direzione e ha colpito sotto la barca. – si legge nel post – Un tonfo secco seguito da una vibrazione che ci è salita dalle scarpe fino alla testa. La prua ha sobbalzato e il motore ha fatto un rumore metallico“.
Lo squalo ha colpito la parte anteriore della barca, forse innervosito dall’essere ferito e dal rumore del motore dell’imbarcazione. Già nell’agosto dello scorso anno, nel mare del Salento a Porto Cesareo, era stato avvistato un altro squalo mako, più piccolo. “Uno colpo di coda. Diretto al motore di prua. – ha continuato Zacà – Per un attimo nessuno ha respirato. Ci siamo guardati, occhi spalancati, metà tra lo stupore e quella paura primitiva che ti prende quando capisci che non sei tu al comando”.
Gli attacchi di squali sono rarissimi, ma gli avvistamenti sono costanti
Bisogna ricordare che il mar Mediterraneo ospita quasi cinquanta specie diverse di squali, tra cui la verdesca e il mako, protagonista dell’episodio avvenuto al largo di Gallipoli. Stando alle statistiche scientifiche il Mediterraneo è tra i bacini più sicuri al mondo per quanto riguarda le interazioni dirette tra uomo e squalo. Gli attacchi sono rarissimi, ma gli avvistamenti sono costanti in zone come Puglia, Sicilia e Sardegna.
La percezione sull’aumento di “contatti” deriverebbe quindi dalla diffusione capillare della tecnologia e dei social media, che permettono di documentare e rendere virale ogni singolo passaggio a pochi metri dalla riva o dalle barche. 
Molte popolazioni di squali mediterranei risultano in realtà minacciate o in calo numerico. Ad incidere sulle loro abitudini sono invece i cambiamenti climatici e il riscaldamento delle acque.
Acque più calde spingono le prede abituali verso nuove rotte, obbligando i grandi predatori a seguirle in zone più frequentate dall’uomo o in aree dove la presenza di pescherecci e diportisti è più intensa. La presenza degli squali rappresenta un indicatore fondamentale della salute dei nostri mari, agendo come regolatori delle specie sottostanti e mantenendo l’equilibrio delle catene alimentari.





