“Non si può intervenire quando la tempesta è già passata: bisogna arginarla prima. È un obbligo morale, etico e sociale”.
L’omicidio di Zoe Trinchero, 17 anni, a Nizza Monferrato nella notte tra venerdì e sabato, il 6 e 7 febbraio, ha scosso profondamente l’opinione pubblica. In carcere è finito Alex Manna, 20 anni, reo confesso del delitto. 
“Fa male pensare che porta la vita nel nome (zoé in greco antico, ndr) possa essere morta in una maniera così triste. La giovane età della vittima ci fa comprendere che ormai non c’è più limite nella violenza: età, genere, condizione. Non ci sono più parametri di contenimento dell’atto violento, parametri sui quali incanalare i femminicidi. Tutto è violento, ravvicinato, inquietante”.
Così, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati). Il corpo della ragazza, era nel ruscello, a Nizza Monferrato, nell’Astigiano, e ora resta da capire se Zoe, qualora Alex avesse chiamato i soccorsi, si sarebbe potuta salvare. Lei avrebbe cercato di allontanarlo, lui l’ha presa a pugni, poi l’ha buttata nel canale.
L’esperta: “È imprescindibile entrare ancora di più in contatto con i giovani”
“C’è stata, in un lasso di tempo molto breve, la capacità di questo ragazzo di addossare la colpa a un soggetto debole e fragile. – ha continuato Munafò – Una doppia violenza: un accanimento su chi è debole, non può parlare e non può rispondere, e sulla povera Zoe, presa a pugni per un rifiuto. Non parliamo quindi di un femminicidio maturato all’interno di una relazione di coppia o di un rapporto pregresso.
Lui ha deciso di porre fine alla vita di una ragazza giovanissima, ha deciso di incolpare qualcun altro. È tornato tranquillamente a casa, si è cambiato gli abiti ed è tornato dagli amici a passare la serata come se nulla fosse accaduto. Un tale cinismo, una tale freddezza, un senso di inumanità che non può lasciarci indifferenti. Deve farci interrogare su quanto sia non solo necessario, ma imprescindibile entrare ancora di più in contatto con i giovani”. 
La vittima del depistaggio è un musicista che insegna e suona anche in un gruppo, con lavori in festival e in televisione. Si chiama Naudy Carbone, ha 30 anni e sabato mattina ha rischiato il linciaggio da parte di una trentina di amici della ragazza che si sono presentati sotto casa sua e che ora potrebbero rischiare una denuncia. Si sono calmati quando i carabinieri l’hanno portato via, in realtà per proteggerlo. Negli ultimi tempi aveva manifestato segnali di disagio.
“Non esiste più nessuna remora, non esiste più nulla- – ci ha spiegato la criminologa – Esiste il ragazzo che accoltella il compagno di classe, il ragazzo che strangola la ragazzina e la butta giù dal ponte. Siamo di fronte a una portata di violenza senza eguali. Noi operatori siamo impegnati ogni giorno a cercare una motivazione che purtroppo non esiste, a trovare parole per chi resta, ma soprattutto ad aiutare le persone. Le ragazze, le bambine ad intercettare segnali, e ad aiutare i ragazzi a imparare a gestire il no, il consenso, il rifiuto.
“Facciamo rete, perché la situazione è ormai degenerata”
È necessario entrare in connessione con i ragazzi e con le famiglie. Siamo in ritardo, l’emergenza è già enorme. Dobbiamo fare tutti un’analisi di coscienza e dedicare più tempo e più attenzione ai nostri ragazzi, nelle scuole, negli oratori, nei campi da calcio, negli spogliatoi. Facciamo rete, perché la situazione è ormai degenerata. Tantissimi ragazzi e adulti hanno paura di uscire. Zoe e la sua migliore amica avevano sempre la posizione del cellulare condivisa: uno strumento inventato da due ragazze per controllarsi a vicenda, perché il pericolo è costante e reale”.
Alex Manna si è avvalso della facoltà di non rispondere oggi nel corso nell’udienza di convalida del fermo avvenuto dopo l’omicidio di Zoe. Manna non ha risposto, come ha riferito l’avvocata che lo difende, Patrizia Gambino, “perché aveva già dichiarato tutto quanto doveva dichiarare al pubblico ministero” e ha aggiunto: “Non risulta un’imputazione per femminicidio”.
Restano da ricostruire nel dettaglio i fatti. Zoe sarebbe uscita alle 21 dal Bar della Stazione, dove lavorava. Aveva raggiunto gli amici in un garage, una sorta di rifugio autorganizzato per mangiare e bere qualcosa, a pochi passi dal luogo dell’omicidio. Per gli ultimi due arrivati non c’era più cibo, così lei e Manna li hanno accompagnati a comprare un kebab.
La lite, l’aggressione, potrebbe essere avvenuta intorno a mezzanotte. Il ritrovamento due ore dopo. Lui avrebbe parlato di una relazione passata, finita per un suo tradimento, e di una volontà di ricominciare, che Zoe non aveva. Una versione negata dalla più cara amica di Zoe, Nicole, 19 anni. Quest’ultima ha detto di avere avuto lei una relazione in passato con Alex.
“Come Sportello – ha concluso Munafò – noi siamo pronti ad ascoltare ragazzi, famiglie e insegnanti, a dare strumenti. E se non ci viene consentito entrare nelle scuole, anche considerando che questa è una settimana di fermo didattico in cui si dovrebbe parlare di educazione civica e affettiva, siamo disposti a scendere in piazza e a creare momenti extrascolastici pomeridiani per poter parlare apertamente”.





