Contrastare la violenza giovanile e l’uso di armi, anche durante le manifestazioni.
È questo uno degli obiettivi del decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri in risposta alla violenza che si è consumata nelle piazze di Torino nei giorni scorsi, che ha visto vittime molte forze dell’ordine. 
Il provvedimento porta il nome del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia Carlo Nordio, della Difesa Guido Crosetto, degli Esteri Antonio Tajani e dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria, di funzionalità delle Forze di Polizia e del Ministero dell’Interno, ma anche di immigrazione e protezione internazionale.
L’uso delle armi e il divieto di vendita ai minorenni
Il decreto punta a contrastare la violenza giovanile e l’uso di armi proprie e improprie. In ambito di sicurezza urbana e ordine pubblico, sono stati potenziati i poteri di prevenzione e controllo per le manifestazioni pubbliche e aperte al pubblico. Inoltre sono state introdotte norme per la sicurezza stradale e ferroviaria.
Il primo provvedimento riguarda l’uso di armi e coltelli: l’esecutivo ha ampliato il catalogo degli strumenti atti ad offendere, che non possono essere portati in giro senza un motivo valido. D’ora in poi saranno inclusi anche quelli con lama affilata o appuntita superiore a otto centimetri. 
Anche le sanzioni sono più aspre: passano infatti da una multa alla reclusione fino a tre anni. Estero anche il divieto di porto di armi per cui non è ammessa la licenza, come i coltelli a scatto, a farfalla e gli strumenti con lama superiore a cinque centimetri muniti di blocco o che si aprono con una sola mano. E oggetti camuffati o nascosti.
D’ora in avanti è vietata anche online la vendita ai minorenni, di strumenti da punta e taglio. In caso di violazione, sono previste sanzioni pecuniarie aggravate se reiterate. Si prevede anche una multa da 200 a mille euro ai genitori del minore che commette il reato di porto abusivo di armi o strumenti atti ad offendere. La sanzione è applicata dal prefetto.
Le perquisizioni e il fermo preventivo
Novità anche sulle perquisizioni e sul fermo preventivo. Le forze dell’ordine potranno perquisire sul posto per accertare il possesso di armi, esplosivi o strumenti di effrazione.
Inoltre, durante le operazioni di polizia svolte nell’ambito di servizi di ordine e sicurezza pubblica alle manifestazioni, gli ufficiali e gli agenti potranno portare nei propri uffici persone che si sono rese responsabili del possesso di armi proprie o improprie senza licenza. O che abbiano utilizzato mezzi per rendere difficile il riconoscimento, abbiano lanciato fuochi artificiali, petardi o strumenti che emettono fumo o gas. Oppure che abbiano commesso un reato, anche durante le manifestazioni negli ultimi cinque anni. 
Queste persone potranno essere trattenute per il tempo necessario, ai fini di accertamenti di polizia, non oltre le 12 ore. Le forze dell’ordine dovranno comunicare al pm l’ora dell’accompagnamento e le condizioni in cui è avvenuto il fermo preventivo. Se quest’ultimo lo ritiene, può avvenire il rilascio. Al pubblico ministero va comunicato anche la notizia del rilascio.
Il decreto sicurezza prevede anche l’arresto in flagranza differita, che consente di procedere entro le 48 ore dal fatto sulla base di documentazione video-foto. Questa misura può essere applicata al danneggiamento aggravato in occasione delle proteste, ma anche alla fuga pericolosa di chi non si ferma all’alt e ai reati di lesione, violenza o resistenza commessi nei confronti di insegnanti, dirigenti scolastici, dipendenti delle ferrovie, delle forze dell’ordine e del personale sanitario.
Le aree urbane a vigilanza rafforzata e il Daspo anche per i minorenni
Il provvedimento prevede ancora che il prefetto possa individuare zone urbane ad alto tasso di criminalità. E in queste zone può disporre il Daspo urbano nei confronti di persone denunciate negli ultimi cinque anni per specifici reati, se questi minacciano la sicurezza o la fruizione degli spazi pubblici.
Stiamo parlando delle zone a vigilanza rafforzata e dalla decisione del prefetto resteranno tali per sei mesi, rinnovabili fino a 18. Il Daspo urbano è esteso anche alle aree interne, le stazioni, gli aeroporti, porti e mezzi di trasporto pubblico locale per chi assume comportamenti violenti, minacciosi o molesti. 
Questo divieto di accesso può essere applicato anche ai minori sopra i 14 anni che sono stati denunciati o condannati negli ultimi 5 anni per reati commessi durante le manifestazioni o per reati collegati all’ordine pubblico e alle armi.
Il decreto inasprisce anche le sanzioni per il mancato preavviso delle manifestazioni al Questore. E introduce una sanzione penale specifica per l’uso di caschi protettivi o altri mezzi che rendano difficile il riconoscimento alle proteste. Previsto anche l’arresto in fragranza.
L’uso delle armi per legittima difesa: cosa cambia
In caso di reati gravi come il terrorismo, la strage, l’omicidio, la devastazione e il saccheggio commessi durante gli assembramenti, il giudice può disporre il divieto di partecipare a riunioni pubbliche da 1 a 3 anni. Ed è previsto anche l’obbligo di firma durante lo svolgimento di queste riunioni.
Il decreto legge introduce anche una novità per quanto riguarda le indagini che coinvolgono l’uso legittimo delle armi o altre cause di giustificazione come ad esempio la legittima difesa. In questi casi, il pm non iscrive più nel registro delle notizie di reato, ma fa un’annotazione preliminare in un modello separato. Il soggetto gode lo stesso dei diritti e delle garanzie dell’indagato.
Il pm avrà 120 giorni per svolgere gli accertamenti e l’iscrizione nel registro degli indagati scatta solo se si deve procedere all’incidente probatorio. Inoltre è garantita la tutela legale alle Forze dell’ordine, con l’anticipo delle spese di difesa per fatti compiuti in presenza di giustificazione.





